A voi adunque, cari compagni della Questione Sociale, incombe adesso il gradito dovere di fare la pubblicazione al più presto del Fra Contadini, e farla a grande tiratura. La nostra propaganda ne avvantaggerà indubbiamente mentre avremo altresì il curioso e dilettevole spettacolo di ammirare le “paterne” autorità rodersi di rabbia... “vuota stringendo la terribil ugna!”

Cordialmente della causa e vostro

F. Cini.


FRA CONTADINI

Beppe. — Toh, guarda chi si vede! giusto, è un pezzo che ti avrei voluto parlare e son contento d'incontrarti... Giorgio, Giorgio, che mi fai sentire! Quando stavi al paese eri un buon figliuolo, il modello dei giovani della tua età. Oh! se fosse vivo tuo padre.

Giorgio. — Beppe, perchè mi parlate così? Che cosa ho io fatto per meritare i vostri rimproveri? e perchè il mio povero padre dovrebbe essere scontento di me?

Beppe. — Non ti offendere delle mie parole, Giorgio. Io son vecchio e parlo per tuo bene. E poi, ero tanto amico del vecchio Andrea, tuo padre, che, a vederti fare una cattiva riuscita, mi dispiace come se tu fossi mio figlio, massimamente quando penso alle speranze che tuo padre riponeva in te, ed ai sacrifizii ch'egli ha fatto per lasciarti un nome intemerato.

Giorgio. — Ma che dite, Beppe?! Non sono io forse un onesto lavoratore? Non ho mai fatto male a nessuno, anzi, scusate se lo dico, ho sempre fatto quel po' di bene che ho potuto: perchè mio padre dovrebbe arrossire di me? Faccio di tutto per istruirmi e migliorarmi; cerco, insieme ai miei compagni, di portar rimedio ai mali che affliggono me, voi e tutti: dunque, Beppe mio, in che cosa ho meritalo i vostri rimproveri?

Beppe. — Ah ah! ci siamo. Lo so bene che lavori, che ajuti il prossimo, che sei un figliuolo onorato: lo dicono tutti al paese. Ma intanto sei stato più volte carcerato; dicono che i gendarmi ti tengono d'occhio, e che, solamente a farsi vedere in piazza con te, c'è da passare dei dispiaceri... Chi sa che io stesso non abbia a compromettermi ora... ma io ti voglio bene e ti parlo lo stesso. Via, Giorgio, ascolta il consiglio di un vecchio: lascia spoliticare i signori, che non hanno niente da fare; tu pensa a lavorare e a far bene. Così vivrai tranquillo e in grazia di Dio; se no perderai anima e corpo. Senti a me: lascia andare i cattivi compagni, perchè, già si sa, sono essi che sviano i poveri figliuoli.