E poi, credete a me: oggi che siete povero, Dio vi condanna agli stenti; se domani voi riusciste in un modo qualunque, magari colla più brutta azionaccia, a mettere insieme di molti quattrini, voi acquistereste subito il diritto di non lavorare, di scarrozzare, di maltrattare i contadini, d'insidiare all'onore delle povere ragazze... e Dio lascerebbe fare a voi, come lascia fare al vostro padrone.
Beppe. — Per la madonna! da che tu hai imparato a leggere e scrivere e frequenti i cittadini, hai messa insieme tanta loquela che imbroglieresti un avvocato. E, a dirtela schietto, hai detto delle cose che mi han messo un certo pizzicore addosso... Figurati! la mia Rosina è fatta grande e avrebbe anche trovato un buon giovane che le vuol bene; ma, tu capisci, siamo povera gente; ci vorrebbe il letto, un po' di corredo, e qualche soldo per aprire una botteguccia a lui, che fa il magnano e, se potesse levarsi di sotto al principale che lo fa lavorare per una miseria, potrebbe menare innanzi la famiglia che formerà. Io non ce n'ho, nè pochi nè molti; lui neppure. Il padrone potrebbe avanzarmi qualche cosa che io gli sconterei a poco a poco. Ebbene, lo crederesti?! quando ne ho parlato al padrone egli mi ha risposto, sghignazzando, che queste sono opere di carità di cui si occupa suo figlio, ed il padroncino infatti è venuto a trovarci, ha visto Rosina, le ha accarezzato il mento, ed ha detto che giusto aveva in pronto un corredo, che era stato fatto per un'altra, e che Rosina doveva andarlo a prendere di persona. E nei suoi occhi si vedevan certi lampi, che sono stato sul punto di fare uno sproposito... Oh! se la mia Rosina... vah! lasciamo questi discorsi.
Io son vecchio e lo so che questo è un mondaccio infame: ma questa non è una ragione per fare i birboni anche noi... Alle corte, è vero o non è vero che voi volete levar la roba a chi ce l'ha?
Giorgio. — Bravo, così vi voglio. Quando voi volete sapere qualche cosa che interessa i poveri non lo domandate mai ai signori, i quali la verità non ve la diranno mai, perchè nessuno parla contro sè stesso. E se volete sapere che cosa vogliono i socialisti, domandatelo a me ed ai miei compagni, non già al parroco, o al Sor Antonio. Anzi, quando il parroco parla di queste cose domandategli perchè voi che lavorate mangiate polenta, quando ce n'è, e lui che sta tutto il giorno senza far nulla, con un dito dentro ad un libro socchiuso, mangia paste asciutte e capponi insieme alla sua... nipote; domandategli perchè se la passa sempre coi signori, e da noi viene soltanto quando vi è da pappare qualche cosa; domandategli perchè dà sempre ragione ai signori ed ai carabinieri; e perchè, invece di levare alla povera gente il pane dalla bocca colla scusa di pregare per le anime dei morti, non si mette a lavorare per ajutare un poco i vivi, e non stare a carico degli altri. Al Sor Antonio poi, che è giovane e robusto, che ha studiato, e che occupa il suo tempo a giocare nel caffè o a fare imbrogli sul municipio, ditegli che prima di parlar di noi, smettesse di fare il vagabondo ed apprendesse un poco che cosa è il lavoro e che cosa è la miseria.
Beppe. — Su questo hai tutte le ragioni: ma torniamo al nostro discorso. E vero, si o no, che volete pigliarvi la roba degli altri?
Giorgio. — Non è vero; noi non vogliamo pigliarci niente, noi; ma vogliamo che il popolo pigli la roba ai signori, la roba a chi ce l'ha, per metterla in comune a tutti.
Facendo questo, il popolo non piglierebbe la roba degli altri, ma rientrerebbe semplicemente nel suo.
Beppe. — O come dunque! Forse che è roba nostra, la roba dei signori?
Giorgio. — Certamente: essa è roba nostra, è roba di tutti. Chi gliel'ha data tutta questa roba ai signori? come hanno fatto a guadagnarsela? che diritto avevano d'impossessarsene e che diritto hanno di conservarla?
Beppe. — Gliel'hanno lasciata i loro antenati.