Giorgio. — E chi gliel'ha data ai loro antenati?

Come! alcuni uomini più forti e più fortunati si sono impossessati di tutto quello che esiste, hanno costretti gli altri a lavorare per loro, e, non contenti di vivere essi nell'ozio, opprimendo e affamando la gran massa dei loro contemporanei, hanno lasciato ai loro figli ed ai figli dei loro figli la roba che avevano usurpato, condannando tutta l'umanità avvenire a essere schiava dei loro discendenti, i quali, infiacchiti dall'ozio e dal poter fare quel che vogliono senza dar conto a nessuno, se non avessero tutto in mano, e volessero ora pigliarselo per forza come fecero i loro padri, ci farebbero davvero pietà.

E a voi pare giusto questo?!

Beppe. — Se si sono presa la roba per prepotenza, allora no. Ma i signori dicono che le loro ricchezze sono il frutto del lavoro, e non mi pare che stia bene il levare a uno quello che ha prodotto colle sue fatiche.

Giorgio. — E già, la solita storia! Quelli che non lavorano e che non hanno mai lavorato, parlano sempre in nome del lavoro.

Ora, ditemi voi come si fa a produrre e chi ha prodotto la terra, i metalli, il carbon fossile, le pietre e cose simili. Queste cose, o che l'abbia fatte Dio, o che ci sieno per opera spontanea della natura, è certo che tutti, venendo al mondo, ce le abbiamo trovate: dunque dovrebbero servire a tutti. Che direste voi se i signori si volessero impadronire dell'aria per servirsene essi, e darne a noi soltanto un pochino e della più puzzolente, facendocela pagare con stenti e sudori? E la sola differenza tra la terra e l'aria è che per la terra hanno trovato il modo d'impossessarsene e dividersela tra di loro, e per l'aria no; chè se ne trovassero il mezzo, farebbero coll'aria quello che hanno fatto colla terra.

Beppe. — È vero, questa mi pare una ragione giusta: la terra e tutte le cose che non le ha fatte nessuno, dovrebbero essere di tutti... Ma non tutte le cose si sono trovate belle e fatte.

Giorgio. — Certo, vi sono moltissime cose che sono state prodotte dal lavoro dell'uomo, anzi la stessa terra non avrebbe che poco valore, se non fosse stata dissodata e bonificata dall'opera umana. Ebbene, queste cose dovrebbero per giustizia appartenere a chi le ha prodotte. Per qual miracolo si trovano precisamente nelle mani di coloro che non fanno nulla e che non hanno mai fatto nulla?

Beppe. — Ma i signori dicono che i loro antenati hanno lavorato e risparmiato.

Giorgio. — E dovrebbero dire invece che i loro antenati hanno fatto lavorare gli altri senza pagarli, proprio come si fa adesso. La storia c'insegna che le condizioni del lavoratore sono state sempre miserabili, e che, tale e quale come ora, chi ha lavorato senza sfruttare gli altri, non solo non ha mai potuto fare economie, ma non ne ha avuto nemmeno abbastanza per cavarsi la fame.