Ordinamento locale.
Ma, mentre da una ad un'altra di queste città v'erano così notevoli differenze nella posizione verso Roma e nella misura de' tributi; tutte in genere avevano una loro organizzazione comunale, con magistrati, senati, censori, funzionarî locali.
Si ha menzione del senatus non solo di comunità privilegiate e conosciute come foederatae, liberae immunes, quali Messana, Segesta, Halaesa, Centoripae, Panhormus[237], ma anche di decumanae[238] e perfino di censoriae[239], e di oppida miserrima et desertissima[240], con regolari manifestazioni sotto forma di legationes, mandata, postulata, litterae, testimonia[241]. E col senato naturalmente vi erano del pari magistrati di ordine vario, cui erano affidate le attribuzioni esecutive.
Si hanno così i proagori[242], i censori[243], di cui abbiamo fatto cenno, nominati due per città, edili e questori[244], e poi molteplici altri funzionarî di vario ordine e di varie attribuzioni come τριακάδαρχοι, σιτοφύλαχοι[245] ginnasiarchi[246] oltre ad altri uffici subordinati, come quelli di ὐπογραφεῖς, ὑπηρέτας, κάρυξ[247].
Accanto a questi uffizî civili vi erano poi i sacerdozî[248], i quali alcune volte, come a Gela, ad Agrigentum, a Melitta, a Segesta (ἱεράπολος o ἱέροθύτης)[249] compariscono come eponimi, ed a Syracusae (άμφίπολος Διὸς Ὀλυμπίου)[250] veniva adoperato il nome del sommo sacerdote a controsegnare gli atti pubblici e gli anni.
Ricorre anche la menzione de' decemprimi[251] quinqueprimi[252], che, indicati così distintamente e forse in contrapposizione a' magistrati, denotano probabilmente, più che altro, un grado di anzianità e di maggiore importanza di alcuni senatori.
Sistemi d'elezione.
La nomina a questi diversi uffici aveva luogo in modo diverso.
La loro creazione era regolata da norme spesso diverse da una ad un'altra città, norme spesso date da magistrati romani, anche per facoltà avuta dal senato; come quelle date da C. Claudio Pulcro e da C. Marcello (95 a. C.) ad Halaesa, che spontaneamente ne faceva richiesta[253], da Scipione (207 av. C.) e da P. Rupilio (132 a. C.) nel dedurre coloni ed Agrigentum ed Heraclea[254].
Per tali regolamenti ad Halaesa era stabilita a trenta anni l'età per entrare in Senato ed erano dati altri provvedimenti circa la capacità, il censo ed altre cose[255]: ad Agrigentum e ad Heraclea era provveduto a che vecchi cittadini e nuovi coloni avessero una uguale rappresentanza nel senato locale[256].