Ma non tutti gli dèi sanno o vogliono difendersi come Apollo: a Samo il tempio di Giunone resta a dirittura spogliato[352]; a Tenedo lo stesso dio indigete Tene non riesce a restar fermo al suo posto[353]; Diana di Perga vede depredato non solo il suo tempio, ma sè stessa degli ornamenti muliebri che porta[354]. E invano tentano gli uomini di sopperire alla neghittosità degli iddii; a' legati di Samo, che vanno a muoverne lamento, C. Nerone risponde che vadano a Roma, e Roma è lontana, e, quando essi vi arrivino, potranno avere la sorpresa di vedere che, in prova d'animo generoso, il loro depredatore si è offerto ad ornare per un giorno delle opere d'arte rubate i fòri e le vie[355].

Intanto bellissime statue sono portate via di forza da Chio, da Erythrae, da Alicarnasso[356]; da Aspendo, in cospetto di tutti, su carri tirati da buoi s'asporta tutto quanto stava ad ornamento di edifizî pubblici e di templi e, tra l'altro, quel citarista, che per la perfezione sua era passato in proverbio e si dicea capace di cantare ogni cosa[357].

Non perdona agli dèi il nuovo padrone e tanto meno perdona agli uomini; ma, in cambio, come ama piacere, ad ogni costo, alle donne!

Il suo amore egli lo insinua, lo offre per tutto, più spesso lo impone a dirittura.

L'avventura di Lampsaco.

Vi è una missione per i re Sadala e Nicomede, e Verre fa sì che Cn. Dolabella gliela commetta; una felice occasione a queste spedizioni feconde e senza pericoli. Sulla sua via è Lampsaco, ed egli vi fa sosta con tutto il suo seguito. Dolce e generoso è il vino di Lampsaco e belle ne sono le donne; ma bella più di tutte è la figliuola di Filodamo, bella e pudica. Verre è ospite di Janitore, di cui non gli riesce potere abbandonare la casa, e a Filodamo impone, ospite non desiderato, non accetto, Rubrio, un suo bracco, lo stesso appunto che avrebbe scovata la bella fanciulla. Filodamo tuttavia vuol fare ammenda dell'ospitalità mal concessa, e la casa del ricco anfitrione s'apre per accogliere, convitati da Rubrio, Verre e il seguito suo. Fu intanto pensiero preconcetto, come vuole Cicerone, o fu caso? Ma, libando e crescendo l'eccitazione del convito, Rubrio si rivolge a Filodamo per suggerirgli di chiamar lì la sua bella figliuola e, al timido schermirsi di Filodamo, altre voci si levano più pertinaci invocando la donna, e, tra le insistenze e la minacciata violenza degli uni e la resistenza degli altri, si accende una rissa in cui un littore, Cornelio, viene ucciso e donde lo stesso Rubrio esce ferito[358]. La voce e l'ira del tumulto viene il giorno appresso portata in piazza, e Verre, assalito in casa da una folla furibonda, che minaccia di metter tutto a ferro e fuoco, deve la sua salvezza soltanto all'interposizione de' cittadini romani, che erano colà per i loro commerci[359]. E parte, rinunziando anche per ora a chiedere la punizione dell'offesa fatta alla sua autorità ed alla sua persona[360]; ma la vendetta non scende meno sicura nè meno rapida sul capo di Filodamo e del figliuolo. Cn. Dolabella lascia la sua provincia di Cilicia e l'esercito e la guerra per accorrere in Asia ed indurre C. Nerone, esitante, a punire l'uccisione avvenuta nella sua giurisdizione, e da un tribunale composto di Dolabella, de' suoi prefetti e tribuni, dello stesso Verre e di creditori di Greci sempre ligi a' legati; Filodamo e il suo figliuolo passano nelle mani del carnefice sul fòro di Laodicea[361], dando a tutta l'Asia spettacolo più della vendetta, che della giustizia romana.

Il brigantino di Mileto.

Pur troppo gli Asiatici erano costretti a vederne d'ogni colore. Verre passa per Mileto, ne tratta con alterigia i magistrati, e, mentre si fa ospitare lautamente, li maltratta e taglieggia la città con la richiesta di un contributo di lana; poi, partendo, chiede una nave che gli serva di scorta sino a Myndo, e, subito, con T umiltà di chi serve, gli è dato un brigantino ben allestito, ben armato, scelto tra i dieci che Mileto aveva a servizio della stessa repubblica. Ma il magistrato della repubblica è anche più infido del mare: soldati e marinai tornano, ma a piedi; il vascello non più; venduto a L. Magio e L. Fannio, dichiarati poi nemici di Roma, esso va in corsa da Sinope a Dianium, dalla Spagna al Mar Nero!

E guai a muoverne pure lamento! Lettere di Dolabella arrivano e impongono che non se ne parli, che se ne cancelli la traccia dagli atti pubblici, che tutto insomma torni nel buio[362].

Verre tutore.