E tutti questi editti dovevano essere le armi per colpire infallibilmente la preda, in mano a' suoi servi stessi, che egli avea sguinzagliati, nuovo genere di decumani, per tutti i campi e le città di Sicilia. Mossi dall'avidità, fatti securi ed anche audaci, più che dalla protezione, dalla complicità del governatore, essi scorrevano la regione, come paese di conquista; ed in testa a tutti Apronio, un altro Timarchide, il compagno indivisibile e l'uguale di Verre, il consorte de' conviti, il fido Acate del pretore, che niente avea integro e sano, nemmeno il fiato. Così Verre, quello che altri aveano seminato e mietuto ne' campi, mieteva e raccoglieva sulle aie.

Le angherie degli agricoltori.

Apronio vuole che Nymphone di Centoripae non abbia sinceramente denunziate le estensioni da lui coltivate; e l'uno e l'altro vanno in giudizio. Che sentenza verrà mai fuori da recuperatores come il medico Cornelio, quello stesso Artemidoro che aiutò già Verre a spogliare il tempio di Diana di Pergae, e l'aruspice Volusio e il banditore Valerio? Un provvedimento semplice, ma tale che toglierà a Nymphone per l'avvenire, non si dice il desiderio di litigare, ma fino il modo di coltivare ancora la terra. Se Nymphone ha mentito, occorre che paghi, e paghi tanto frumento, quanto ne ha nelle sue aie. In tal modo Apronio, in luogo della decima, ha settemila medimni di grano, e Nymphone si rifugia a Roma aspettando, se verrà, la tarda giustizia[493].

Xenone Menaeno è avvolto nella stessa briga: ma i fondi non sono suoi, son di sua moglie; ed egli confida nel suo difensore M. Cossuzio, confida nella sua causa, malgrado tutto, malgrado quella singolare specie di recuperatores. Se non che Verre ha ancora qualche cosa in serbo per lui. Non teme il giudizio e la condanna? forse non sarà altrettanto delle verghe; e infatti, a quella minaccia, egli si arrende e paga a' decumani tanto quanto si chiede da lui[494].

In verità questa delle battiture, o minacciate o date, era un sistema infallibile. Polemarco di Murgentia, che su cinquanta iugeri non voleva dare settecento medimni di decima, chiamato nella stanza da letto di Verre e preso a pugni ed a calci, finisce per darne mille[495]. Lo stesso trattamento doma ogni spirito ribelle in Eubulida Grospo di Centoripae, ed egli si placa e dà tutto quello che si vuole[496]. Sostrato, Numenio e Nymphodoro della stessa città fuggono, non volendo dare per decima più di quanto avean raccolto. Apronio invade i loro poderi, mettendoli a sacco ed a ruba, e, quando Nymphodoro va ad Aetna a pregarlo per ottenere la restituzione del suo, lo fa sospendere all'olivo selvatico, ch'è nel fòro, tenendovelo così, finchè gli garba[497].

Nè solo con i Siciliani, per la condizione loro, più esposti alle offese, ma con gli stessi cittadini romani si trattava così. C. Matrinio, cavaliere romano, è tenuto per due giorni a Leontini prigione e digiuno[498]. Q. Lollio, a cui l'esempio di C. Matrinio e l'età di novant'anni non hanno tolta ogni velleità di resistenza, è portato innanzi ad Apronio ad Aetna, mentre, come di consueto, banchettava nel fòro, e, lì stesso, in pubblico, è schernito, dileggiato da' convitati, sin che non si arrende a' patti che Apronio gl'impone[499].

A Leontini dove la moglie di C. Cassio, dell'ordine senatorio, avea molte colture, i decumani portarono via tutto il ricolto[500].

Le città e il riscatto delle decime.

Ciò co' privati; rispetto alle città poi sarebbe stata escogitata un'altra serie di espedienti, che menava a lucri più sicuri anche e più pingui.

Usando di frequente le città siciliane riscattare il tributo, col prendere esse stesse le decime in appalto; entrava a licitare contro quelle uno de' soliti satelliti di Verre. Ne seguiva allora facilmente che l'appalto restasse a costoro, e, sia che gli avversarî, disanimati, recedessero dalla gara, sia che, insistendovi, obbligassero quelli ad assumere l'appalto ad alta ragione, in ogni caso non mancava loro materia ingente di lucri. Infatti, nel primo caso, l'utile veniva dalla bassa ragione dell'appalto; nel secondo caso, le vessazioni, fatte con ogni sicurezza agli agricoltori, li compensavano del prezzo dell'appalto ed assicuravano loro un guadagno non lieve. Oltre di che, assai di sovente, le città stesse erano costrette a prendere in subappalto le decime dall'appaltatore con grave loro danno.