Il nome di Pipa, la moglie putativa di Escrione, si trovò parecchie volte scritto sul seggio del pretore[593]. Ad altri motti di spirito dette occasione il tentato furto della statua di Ercole in Agrigentum: questo verre prese posto nelle fatiche d'Ercole, accanto al cinghiale erymantio[594]. I sussurri, poi, le vociferazioni sulla sua condotta, su' suoi rapporti con Apronio e con i decumani si spandevano e crescevano ogni giorno, divenendo qualche volta aperta sfida e audace rampogna, come nel caso di Scandilio[595].
In cambio, Verre pensava a farsi degli amici, tra Siciliani e Romani, con doni militari e in altro modo, sperando di trarre profitto da ogni evento[596]. Tentava amicarsi qualche città, specialmente Syracusae, la più importante, dove egli risiedeva, con espedienti come quelli dell'eredità di Eraclio[597]. Con Messana poi avea stretto una vera lega, e ne avrebbe fatto la sua complice, mentre egli la esentava da ogni contribuzione verso la repubblica e per la difesa della Sicilia. Messana, una testa di ponte tra la provincia e l'Italia, diveniva il quartiere generale e il magazzeno di Verre, fornendolo anche di una cybea, fatta a mo' di trireme, bellissima e fornitissima, costruita a spese pubbliche, perchè meglio potesse mettere in salvo tutte le sue ruberie[598].
Pure anche il terzo anno, il terzo e lunghissimo e rovinoso anno passò, e finalmente Verre partì.
Non aveva ancora posto piede, si può dire, in Italia, e già le ire represse si scatenavano e scoppiava la tempesta, che per tanto tempo si era venuta addensando. Le statue, che egli si era fatto erigere, non solo per trarne guadagno, ma altresì a difesa ed anche a lode del suo governo, vennero rovesciate a furia di popolo, e appena, a quanto dice Cicerone, il nuovo pretore potè salvarne qualcuna[599].
A Tauromenium la sua statua venne demolita, lasciando per maggior onta intatto il piedistallo; e, con lo stesso intento, a Tyndaris veniva abbattuta la statua, lasciando in piedi il cavallo[600]. Alcuni mesi dopo, il senato di Centoripae ordinò che si appaltasse la demolizione della statua di Verre e del figlio, e che trenta senatori vi assistessero[601].
Era un lungo clamore, che inseguiva Verre nel suo ritorno, come un grido di dolore e di vendetta; ed a Roma, questa volta, non mancava gente disposta a raccoglierlo.
VII. AD ARAM LEGUM
Il carattere dell'accusa e l'ambiente.
Non potevano davvero mancare a Verre accusatori, ed accusatori implacabili. Quello di accusare un uomo politico importante, un governatore di provincia era un modo, se anche un po' discreditato, di venire in fama e di acquistare importanza; ma l'accusa di Verre, questa volta, trascendeva i confini di un interesse semplicemente individuale.
Le lotte civili soffocate, ma non spente, da Silla, si erano riaccese non appena egli era sceso nel sepolcro; e la parte popolare tentava in ogni modo di riconquistare il potere, riprendere i suoi diritti, indebolire in tutti i modi la parte sillana, combattendola non solo come partito, ma, individualmente, ne' suoi uomini principali e più intransigenti.