Anche a lui non sorrideva la vita delle armi, e, per uscire, lui uomo novo ed ignoto, dall'oscurità, avea veduto, per riflessione e per esperienza, che altra via non v'era, se non quella di conquistarsi cariche e fama nel fòro, sotto gli occhi stessi de' suoi concittadini[762]. Tra lui e il suo scopo, Ortensio era forse l'ostacolo maggiore; e non gli perdonò mai, anche quando, per le vicende della politica, cessò di essere suo avversario per restare semplicemente suo emulo. Anche sotto il colore della benevolenza e dell'amicizia, l'insinuazione si fa via per ferirlo, da vivo e da morto[763]. Non apprezzato, come volea esserlo, da' nobili, al principio della sua carriera, Cicerone, che faceva una politica eminentemente personale, fu con la parte popolare più temperata, per forza stessa della cosa e per far meglio sentire la sua forza e la sua importanza alla parte aristocratica, altezzosa e chiusa in sè stessa[764]; che egli, secondo ogni apparenza, si proponeva di trarre ad accordi coll'ordine equestre specialmente, per passare poi come lo schermo dell'una e dell'altro ed il puntello della repubblica. Ora, sin che questa parte politica avesse avuto il suo oratore, il suo uomo, uscito quasi dal suo seno, non avrebbe ricorso ad un altro. Perchè si ricorresse a lui, Cicerone dovea infondere la persuasione della superiorità del suo talento oratorio e politico, ed a ciò tendevano i suoi sforzi, coronati in fine da buon esito.

La causa di Verre era proprio un punto culminante e forse decisivo per questa sua carriera, ed egli lo sentiva, fors'anche più che non lo comprendesse.

Intanto essa veniva a mettersi in modo che bisognava scegliere fra il trionfo oratorio e quello politico. L'uno avrebbe forse fatto svanire l'altro; e Cicerone vedeva, che, così accadendo, lo stesso trionfo oratorio ne sarebbe stato più che dimezzato; perchè il grosso del pubblico giudicava naturalmente dall'esito, e, per quanto ne potesse ammirare il discorso, e quali che potessero essere politicamente le conseguenze dell'assoluzione, avrebbe visto in lui sempre il rappresentante della parte soccombente.

Gli ultimi maneggi di Verre.

Per quanto i fautori di Verre facessero pompose vanterie, per quanto Alba Emilio, uomo dappoco, tenuto a vile persino da' buffoni, seduto all'entrata del macello, bandisse a' quattro venti la tariffa, secondo cui erano stati comprati i giudici, a 300, a 400, a 500 mila sesterzî, ed aggiungesse che, per venire ad una condanna, le cose dovevano essere presentate così smaccatamente da non esservi luogo a rispondere[765]; per quanto si facesse e dicesse, il consesso dei giudici non era tale, che egli potesse fare a fidanza con essi per un'assoluzione. La stessa vittoria elettorale di Ortensio e Metello, che avea così improvvisamente rialzato gli spiriti abbattuti di Verre e de' suoi, avrebbe prodotto tutto il suo effetto, se si fosse riusciti a far discutere nell'anno seguente la causa, sotto il loro consolato, mentre essi potevano mettere al servigio del loro amico, non il credito loro personale soltanto, ma tutto il potere, che potea dare ad essi la loro posizione ufficiale. Tutte le mene dunque di Verre e de' suoi patroni erano dirette a portare la causa al prossimo anno, per farla decidere sotto la direzione di M. Metello. Un rinvio della causa al nuovo anno avrebbe dato un corpo giudicante affatto diverso; giacchè doveano cessare dal farne parte M. Cesonio, per prendere la sua carica di edile; Q. Manlio e Q. Cornificio, per occupare il tribunato; Q. Sulpicio pel suo ufficio di questore; M. Crepereio, L. Cassio, Cn. Tremellio, già designati al tribunato militare; e, in luogo di tutti costoro, se ne sarebbero sorteggiati altri. Anche il posto lasciato vacante da M. Metello avrebbe dato luogo al sorteggio di un altro giudice[766].

Si teneva tanto al rinvio della causa al nuovo anno, e tante speranze erano riposte in questo espediente, che quelli i quali, per prezzo, aveano assunto l'incarico di far assolvere Verre, l'aveano stipulato espressamente[767].

E questo proposito veniva incoraggiato ed agevolato dalla stagione dell'anno e dal succedersi di varie festività, durante le quali il giudizio dovea, necessariamente, essere sospeso. Era il giorno cinque d'Agosto[768], quello in cui cominciava la discussione vera della causa. Tra dieci giorni, a' 16 del mese, cominciavano i giuochi, che Cn. Pompeo avea promesso di compiere nella guerra contro Sertorio, ed avrebbero occupati ben quindici giorni di tempo[769]. Tra i giorni 4 e 19 Settembre aveano luogo i ludi Romani. A' 26 d'Ottobre cominciavano i giuochi della Vittoria, istituiti già da Silla per la battaglia da lui vinta alla porta Collina, e andavano sino al 1 Novembre. A' 4 dello stesso mese cominciavano i ludi plebei per proseguire sino a' 17[770]. Restava ancora del tempo utile per la causa, tra gli uni e gli altri ludi; ma una sequela, abilmente escogitata, di gherminelle, di astuzie, di differimenti avrebbe potuto stremare ed anche rendere insufficiente quel tempo.

Il sistema d'accusa di Cicerone. L'orazione.

Contro questo tranello dunque, che gli si tendeva anche poco copertamente, tra per leggerezza e tra per cinica confidenza in sè stessi, Cicerone dovea mettersi in guardia; e lo fece, e s'ingegnò anche a tutto potere di sventarlo.

Uno de' pericoli poteva stare nella sua ambizione letteraria, o nel suo amor proprio che fosse. Di fronte ad Ortensio, la cui carriera oratoria era lì lì per prendere la curva discendente della parabola (il suo avversario ne data proprio dall'epoca del consolato la decadenza[771]); egli ora potea presentarsi come avversario maturo e temibile, nel pieno rigoglio delle sue forze; e poche cause, forse, come questa, per il grande interesse e per la larga materia e la varietà grande degli episodi, potevano metterlo in grado di sfoggiare tutte quelle qualità, che, a senso suo stesso, costituivano il suo primato: la perizia letteraria, il ragionamento addestrato nello studio della filosofia, la conoscenza del diritto e delle istituzioni dello Stato, la memoria de' tempi presenti e degli andati, la digressione opportuna e sapiente, quello spirito bonariamente ironico ed arguto, che dava l'impronta alla sua fisionomia, e sopratutto quell'abilità di eccitare a sua posta il riso ed il pianto, per meglio stringere in un cerchio di acciaio l'avversario e trarre i giudici al proprio avviso[772]. Pure, questa volta, il senso dell'opportunità e del momento, l'interesse della causa, lo sguardo strategico, insomma, della lotta impegnata potettero far passare in seconda linea perfino il suo invincibile e prepotente bisogno di fare un bel discorso; e si appigliò ad un espediente, fatto per togliere a Verre ogni via di scampo e sventare tutti i suoi più sottili artifizî.