L'ordine consueto e normale de' giudizî (solo in parte e temporaneamente modificato dalle leggi di Pompeo nel 702 a. u. = 52 a. C.) portava che l'accusatore dovea svolgere l'accusa nella sua orazione; ad essa dovea seguire la difesa; e tutte le prove della colpa e dell'innocenza, che facean poi seguito a questa, chiudevano questa prima parte del giudizio, che avea nella comperendinatio come un'appendice ed una seconda parte, in cui le prove ed il loro esame erano meglio completati e discussi[773].
Quanto tempo potesse occupare questa orazione d'accusa non sappiamo, in ogni modo: ad essa, come all'orazione defensionale, era assegnato un tempo determinato[774], che, per giunta, a dedurlo da' casi analoghi[775], non era molto lungo; si trattava di ore. Pure, per Cicerone, specialmente in vista degli imminenti ludi di Pompeo, ogni tempo era prezioso, ed intendeva risparmiarlo, lesinarlo anzi, in ogni modo.
Così pensò di rinunziare ad una lunga e diffusa orazione, in cui ogni capo d'accusa fosse diffusamente, o particolarmente almeno, proposto, esaminato, discusso, limitandosi a fare soltanto una breve e compendiosa proposizione dell'accusa e riservandosi di spiegare tutti i capi nello svolgimento delle prove, che egli intendeva presentare aggruppate ed ordinate insieme, secondo la connessione del loro soggetto.
L'orazione che Cicerone pronunziò, calda, serrata e piena di concitazione, accennò appena[776] a tutte le colpe personali di Verre e più brevemente ancora a quelle ch'erano l'oggetto determinato dell'accusa, e tenne piuttosto a rilevare l'indole speciale della causa, la sua importanza politica e morale, ed il suo rapporto col momento che si attraversava. Pur mostrando di non volere essere oppositore sistematico dell'ordine senatorio, a cui egli stesso apparteneva, in realtà ebbe parole roventi per la progrediente corruzione dei giudizî senatorî; sulla qual nota egli poi tornava ripetutamente e con istraordinaria insistenza[777], giacchè, mentre da un lato essa gli dovea servire a guadagnare il favore di quelli che sostenevano la riforma de' giudizî ed a preparare a questa il terreno, dall'altro canto, agitata come uno spettro rosso innanzi agli occhi de' giudici, dovea spingerli a compiere il sacrificio di Verre. Le insidie di Verre, poi, le sue improvvide vanterie e le ciniche ostentazioni, sue e de' suoi amici, sull'effetto sicuro delle corruzioni e degl'intrighi, furono tutte da Cicerone, in quel breve discorso, portate in piazza e sventate, confondendo in un solo biasimo l'imputato e la causa, i patroni e la parte cui appartenevano, ed affrontando apertamente i Metelli ed Ortensio col denunziare la loro prepotenza politica e forense.
L'orazione, in cui le tinte forti s'alternavano abilmente co' chiaroscuri, i consigli con le insinuazioni, le lusinghe con le minaccie, rispondeva pienamente alla sua indole di uomo, al suo programma politico, alla sua posizione di accusatore, al momento stesso; ed, anche dal punto di vista oratorio, quello dovette essere per lui un trionfo sui suoi avversarî.
Il lato nuovo della condotta, serbata da Cicerone in questa causa, non era già l'omissione di un'orazione continua, in cui analiticamente si desse il prospetto di tutta l'accusa; il lato nuovo consisteva nel rompere, come fece, quest'orazione, adattandola, come un'introduzione ed un commento, ad ogni gruppo di testimoni e di prove. Quell'orazione preliminare era stata già, molte altre volte, pretermessa anche da' maggiori e più riputati degli accusatori; e far ciò potea sembrare ed essere un loro diritto. Questo sistema anzi, invalso, conferì forse a fare adottare la legge di Pompeo, per cui l'udizione de' testimoni regolarmente precedeva le requisitorie e le difese. Nondimeno, in pratica, esso veniva a mettere in una strana posizione l'accusato e la sua difesa; e, sotto questo aspetto, s'intende come Verre ed Ortensio se ne dolessero[778]. Alle accuse vaghe e generali, contenute in questa prima orazione, ove gli epiteti tenevano luogo de' fatti, era piuttosto impossibile, che difficile, dare alcuna conveniente risposta. E così il diritto del difensore di parlare due volte era in pratica ridotto ad una sola.
Nè stava in ciò tutto il male: l'orazione preliminare dava già, così a' giudici come all'accusato stesso, un concetto chiaro ed anticipato dello svolgimento dell'accusa e permetteva a questo di premunirsi contro tutti gli attacchi, con l'addurre opportuni elementi di prove, di non trovarsi innanzi ad ogni testimone ed ad ogni carico, come innanzi ad una cosa inaspettata, che non dava modo di ben considerare le domande da svolgere, le obbiezioni da fare. Ed Ortensio sentiva bene tutto questo, quando deplorava che il silenzio dell'accusatore era un modo di sopraffare l'imputato, che niente era tanto pericoloso per la sorte degl'innocenti come questa congiura del silenzio, ordita dagli avversarî; che se Cicerone avesse molto parlato, sarebbe stato di qualche sollievo al suo difeso; che l'avea invece perduto tacendo; che occorreva conoscere la causa, e che così facendo, si toglieva all'imputato tutto il vantaggio della doppia fase del giudizio[779].
Fu opinione difatti che Cicerone contribuisse alla condanna di Verre col suo silenzio, più che con la sua parola[780].
Era invero malagevole rispondere ad un'orazione vaga ed indeterminata come quella di Cicerone, ed infatti nè Ortensio, nè alcun altro dei difensori vi rispose[781].
Si procedette quindi a sviluppare l'accusa per mezzo di prove e di testimonî.