Così, dunque, sfilarono, l'un dopo l'altro, i testimonî, seguiti con la più viva attenzione da' giudici, col più vivo e passionato interesse dalla folla, accorsa ad assistere[913], la quale, talvolta, non riusciva a frenarsi. Quando il pupillo Junio, un fanciullo che ancora non avea lasciato la praetexta, comparve, vennero le lagrime agli occhi di molti; al punto che Ortensio se ne dolse con Cicerone[914]; come mosse lamento, altresì, contro Artemone di Centoripae, che investì Verre in modo da sembrare un accusatore più che un testimone[915].
Alla descrizione de' danni degli agricoltori, della loro ruina, fatta da Philino di Herbita, quasi un gemito si levò nella folla, facendo eco alle sue parole[916]. Qualche volta, al movimento di commiserazione, o di maraviglia[917], si avvicendava uno scoppio di viva ilarità, come all'udire le ingenue risposte di Heio[918], od al vedere forse il comico imbarazzo di L. Domizio, che stentava a nominare Chelidone[919]. Ma, quando C. Numitorio venne a dire di Gavio, fatto mettere in croce senza pietà, con dispregio de' suoi appelli alla qualità di cittadino romano, il popolo ne fu, insieme, così commosso ed eccitato, che M'. Glabrione dovette togliere la seduta, per evitare che dell'imputato venisse fatta giustizia sommaria[920].
Il primo stadio del giudizio.
Questo primo stadio del giudizio durò nove giorni[921], togliendo ogni giorno a Verre un'illusione, od una speranza. Già dal primo giorno, a quanto dice Cicerone[922] i testimoni furono tanti, e dissero tali cose in giudizio, che pubblicamente parve impossibile l'assoluzione di Verre, se si voleva ancora tenere in piedi lo Stato; al secondo giorno, i suoi stessi amici e i difensori aveano perduto, non solo ogni speranza di salvarlo, ma eziandio ogni volontà di difenderlo; e, il terzo giorno, egli stesso era omai così abbattuto e così fuor d'ogni speranza, che s'ammalò, o si finse ammalato. Gli altri sei giorni compirono l'opera di questi tre, e, allo spirare del nono giorno, quando il primo stadio della causa fu chiuso, egli e tutti doveano parlare piuttosto di una condanna che di un rinvio. Tutto lo studio di Verre consisteva nel rispondere all'accusa dopo i secondi giuochi, cioè almeno dopo il 19 settembre; quello di Cicerone, invece, nel far sì che il primo periodo si chiudesse innanzi a' primi giuochi, innanzi al 15 di agosto, e cominciasse a decorrere da quel punto il termine, che separava i due stadî del giudizio[923].
Cicerone, dunque, era completamente riescito nel suo intento.
La comperendinatio importava l'intervallo di un giorno libero tra l'uno e l'altro stadio del giudizio[924], e, poichè i primi giuochi terminavano nel dì 31 d'agosto ed i secondi non cominciavano prima del 4 settembre, è precisamente nel primo giorno di settembre, che dovea riaprirsi il giudizio; e, in questo secondo stadio, alla rinnovata e più diffusa accusa di Cicerone avrebbero dovuto tener dietro la difesa di Verre e la sentenza.
La difesa di Verre?
La difesa di Verre?
Ma Cicerone non si stanca mai di ripetere che questa difesa, anche più che iniqua, più che vana, era a dirittura impossibile; lo dice, considerandola nella sua generalità, e, caso per caso, sempre, con un'insistenza quasi petulante[925].
Era dunque veramente così: la difesa di Verre non potea nemmeno tentarsi?