Le prevaricazioni.

Le preterizioni, le deduzioni affrettate, la congettura, sopra tutto, hanno una grandissima parte in quest'accusa di Cicerone. L'incostituzionalità di alcune parti dell'editto, molti de' pronunziati giudiziarî e tanti altri degli atti a Verre rimproverati, potevano costituire veramente materia di quel particolare giudizio, in quanto era dimostrato che la causa determinante ne fosse stata il lucro. Ora a questa conclusione, anche volendo tener conto di quello che egli dice, Cicerone arriva per via indiretta, congetturale[1035]. Questo carattere dell'accusa è così saliente, che lo notava anche uno degli scoliasti di Cicerone[1036].

Le benemerenze di Verre.

Ma, oltre a tutte le scuse e le difese, che a Verre dovea riescir possibile trovar contro queste colpe e parvenze di colpe, ve n'era un'altra, che dovea contare non poco, ed era la benemerenza, ch'egli avrebbe acquistato verso lo Stato, accrescendo i proventi della Sicilia e mantenendo nell'isola la tranquillità, mantenendovi intatto il prestigio di Roma e del suo imperio e salvaguardando la sua sicurezza[1037].

A Cicerone questo pareva come spostar la questione e mutar l'indole del giudizio, portando la discussione da un campo in un altro. Ma egli sapeva benissimo che in un giudizio, in cui si richiamava, moralmente almeno, in esame tutta la vita dell'imputato, e in cui il verdetto, effetto di un lavorio tutto interno della coscienza, emanava da un concetto sintetico delle azioni, della vita, del carattere del giudicabile; un ordine di benemerenza, come quello, non solo non rimaneva indifferente, ma diveniva forse il principale coefficiente della sentenza. Gli stava bene innanzi alla mente M'. Aquillio, il vincitore della seconda guerra servile, le cui colpe anche Cicerone, altrove[1038], non qui, riconosceva come evidenti, e che a considerazioni di tal genere dovette la sua assoluzione.

Egli stesso, difendendo appresso M. Fonteio[1039] e poi L. Flacco[1040], doveva molto insistere su questo modo di difesa. Anche in tempi più recenti, Warren Hastings, benchè esplicitamente dichiarasse di volere essere condannato, se colpevole, non si astenne dall'allegare tutti i servigî da lui resi al paese, come la prova maggiore del suo carattere elevato e dell'incapacità di compiere atti disonorevoli[1041]. Così Cicerone si vide obbligato a seguire il suo avversario, anche su questo terreno, e fece del suo meglio per discreditare Verre ed ogni sua impresa in Sicilia. È noto come cercò di mostrar bugiardo il vanto de' maggiori proventi tratti dalla Sicilia. Ora, la quiete mai disturbata in Sicilia, la compiacente liberazione di schiavi, già condannati come ribelli, la venale amministrazione della flotta, il suo annientamento, l'interesse dello Stato subordinato a' suoi rapporti galanti, l'ingresso de' pirati nel porto di Syracusae doveano dimostrare menzogneri anche gli altri vanti.

Anzi, tutto quanto, in questo, poteva conferire alla prova della sua venalità, dovea servire anche a rincalzare l'accusa.

Finalmente i maltrattamenti e le arbitrarie uccisioni di cittadini romani doveano finire di renderlo inviso a giudici e popolo, obbligando gli uni ad immolarlo all'ira dell'altro.

Messo su questa china, non deve far meraviglia che Cicerone sacrificasse molto della verità all'interesse della causa e, dopo, nel redigere la sua orazione, all'interesse letterario.

La sicurezza in Sicilia.