Un accenno di Plinio[959] rileva la facoltà di procurarsi la mano d’opera, pure a prezzo assai conveniente, ma l’accenno si riferisce alla sola Nicomedia, al tempo di Traiano, e non possiamo dire se e in quanto si riproducesse la stessa condizione di cose col variare de’ luoghi, de’ tempi, de’ rapporti di popolazione e della richiesta di braccia.

Intanto, se da questo lato l’Editto poco ci giova ad intendere le condizioni del lavoro e de’ lavoratori del suo tempo, ci fornisce altri elementi per formarcene da un altro punto di vista un concetto.

La tariffa stabilisce da un lato i prezzi de’ prodotti già belli e compiuti e dall’altro quelli della mano d’opera ad essi relativa. Da un confronto degli uni con gli altri appare come solo in limitati campi di produzione si danno esclusivamente i prezzi de’ manufatti, senza dare parimenti quelli della mano d’opera adibita a confezionarli. Accade così per i lavori in cuoio, i prodotti di pelo di capra e di camello, i piccoli manufatti di legno e di osso come spole, pettini, aghi, stacci e finalmente il materiale da scrivere. Ogni altra cosa rientrava nell’ambito della materia grezza[960].

Ora, anche senza voler venire a conclusioni assolute sullo sviluppo dell’industria, ciò prova che, nell’economia del tempo, accanto alla vendita de’ manufatti compiuti, vigeva ancora diffusa e limitata la produzione casalinga (Hausfleiss) e quella forma che ne costituiva uno stadio appena superiore e consisteva nell’assoldare, sotto varie forme, un operaio per fargli trasformare la materia prima, fornita da chi la prendeva a salario (Lohnwerk). Questa locazione d’opera, atteggiata in varie forme, sia come lavoro a giornata che come lavoro a cottimo, era prestata, secondo i casi, nella residenza del committente e dell’operaio, ed era retribuita semplicemente in danaro, o in contanti e generi, o secondo l’opera prestata o con una combinazione di queste varie specie di retribuzione.

E tutte queste varietà di prestazioni d’opera e di retribuzioni ricorrono tutte nell’Editto di Diocleziano, anche e specialmente quella più antica e rudimentale del compenso in generi e contanti.

Se nell’epoca imperiale romana lo sviluppo della ricchezza fosse stato progressivo anzi che regressivo; se vi fosse stato un’accumulazione anzi che uno sperpero di capitali, vi sarebbe stato luogo sulle rovine dell’economia servile a un vero sviluppo d’industria capitalistica, di cui il tempo anteriore aveva dati gli accenni e creati i rudimenti.

L’economia a schiavi si dissolveva inesorabilmente; ma, se la ricchezza accentrata in un numero relativamente ristretto di persone e la contrapposizione di proprietari e proletari spingeva verso l’economia del salariato e ne abbozzava le linee; l’insufficienza de’ capitali disponibili spingeva verso una forma di economia più regressiva ancora dell’economia a schiavi, verso il servaggio e i fenomeni ad esso corrispondenti.

Se, come accadde per l’industria della macinazione, si fossero potute usufruire tecnicamente le forze naturali per sostituirle agli schiavi, vi sarebbe stata ancora una via di progresso; ma l’impiego delle forze naturali si limitava ad una delle più semplici e rudimentali, all’uso delle cadute d’acqua per i molini; e le fabbriche, invece di estendersi e dare la loro impronta all’industria, rimanevano come un accessorio dell’industria agricola, ne’ poderi, ove erano sorti specialmente sotto forme di fabbriche di laterizi, e seguivano l’agricoltura nel suo declinare.

Vi era così prima una sosta e poi un regresso, un processo d’involuzione economica, che, nell’agricoltura si traduceva nel servaggio, nell’industria si rivela con la persistenza e la prevalenza della produzione casalinga e di quelle forme di locazione d’opera che la completavano e l’integravano.

E tutta quella organizzazione pubblica della produzione che appare nelle fabbriche dello Stato e della casa imperiale; tutta quella disciplina rigorosa, ferrea, che tende a regolare e dominare, irrigidendole, le forze produttive e le funzioni sociali; son fatti che hanno la loro ragione d’essere e la loro spiegazione in quella crisi enorme della schiavitù che si dissolveva, mentre erano manchevoli e deficienti alcune delle condizioni necessarie allo sviluppo del salariato.