Il pagamento de’ tributi, ora richiesto e mantenuto in natura, ora permesso in contanti, è uno de’ sintomi di questa crisi economica, dove il vecchio e il nuovo sono in contrasto e predomina qualche cosa che non è nero ancora e il bianco muore.
Lo stesso Editto di Diocleziano, verosimilmente, come scopo immediato ebbe l’intento di “ristabilire con un provvedimento governativo il rapporto, secondo cui le merci dovevano essere scambiate con la moneta convenzionale svilita. Secondo ogni verosimiglianza si voleva rialzare artificiosamente la piccola moneta che era ricaduta al suo reale valore dopo che aveva cessato di funzionare come moneta divisionale[961]„. Ma, in realtà, l’Editto è un sintomo anch’esso della più vasta crisi economica accennata e contro cui inutilmente si tentava reagire con quella costrizione diretta.
La nuova fase della corporazione, riconosciuta, disciplinata e resa organo ufficiale della vita economica dello Stato, che vi costringe come in una cerchia di ferro tutti i rami d’attività più indispensabili alla vita sociale, si spiega appunto con questa necessità obbiettiva di assicurare le condizioni d’esistenza sotto una organizzazione politica e giuridica, di cui veniva meno ogni giorno la base economica.
Quelle forme di coazione e d’intervento dello Stato, specialmente nella composizione e nella funzione delle corporazioni, ristabiliva, sotto altri aspetti, quella continuità di azione e quella dipendenza assoluta e diretta, che costituivano uno de’ pochi vantaggi della schiavitù.
Il moltiplicarsi delle attribuzioni dello Stato e la sua funzione assorbente si spiegano in questa, come in tutti gli altri casi simili, con una reazione dell’ordine politico sull’ordine economico e con la necessità che, nella trasformazione del modo di produzione, chiama lo Stato, l’unico potere costituito, a servire come di centro delle energie che sorgono, e di quelle che si disgregano e che hanno tutte, le une e le altre, bisogno di qualche cosa, che sia come un centro di attrazione e un punto di applicazione.
XVII.
È facile vedere in quali rapporti stesse questa condizione di cose col colonato.
Questa istituzione è stata oggetto di tante indagini, che sarebbe inutile ripetere lo studio analitico fatto già tante volte e da tanti[962]. Basterà quindi accennare al suo carattere generale e alla sua funzione sociale tanto più che questo lavoro non si occupa di proposito del colonato, ed è il caso di accennare alla sua ragione determinante solo in quanto essa coincide con la causa dissolvente dell’economia a schiavi, ed elimina la schiavitù, almeno come istituzione più generale, mettendo il colonato al suo posto e facendo compire in buona parte dal colonato la funzione economica prima esercitata dalla schiavitù.
Come si vede dal riassunto delle spiegazioni date al sorgere del colonato, la ricerca è stata piuttosto di carattere storico-giuridico che storico-economico, benchè, per forza delle cose, abbia dovuto a mano a mano acquistare questo carattere, che diventa sempre più notevole ne’ più recenti scrittori.
Come accade di tutte le trasformazioni, anche il colonato appare nella tradizione letteraria e ne’ monumenti legislativi quando è già bello e formato, e costituisce un rapporto sociale rilevante, che il potere pubblico vuole regolare, innovare e rendere stabile e capace di speciali conseguenze giuridiche.