Vi è in tutto questo la rivelazione sicura di uno stato di cose, che tendeva a surrogare la prestazione e poi la locazione di opere alla schiavitù; che dall’impiego diretto e rudimentale dello schiavo, stretto da un legame visibile al padrone e lavorante a tutto suo profitto e a tutto suo rischio, si sforzava di arrivare, anche senza piena consapevolezza d’intenti, all’impiego del proletario. Ciò importava sostituire prima al rapporto di proprietà un rapporto obbligatorio personale e poi il definitivo avvento del nuovo ordine economico-giuridico, che emergeva ogni giorno più dalla crisi dell’economia servile. Il prezzo del riscatto, che rappresentava tutti i risparmî passati dello schiavo e impegnava spesso molto del suo lavoro avvenire, concorreva così, anch’esso, a costituire e mettere di fronte i due elementi della nuova economia, il capitale e il proletario; e, come suole avvenire, per una crudele ironia della storia (ben lo avrebbe veduto e detto da un altro punto di vista Epitetto[471]), gli schiavi nell’atto stesso, in cui credevano di spezzare la loro catena, si trovavano di averne formata una meno visibile, ma più stretta e più duratura.

Questo sviluppo così notevole di manumissioni è la conseguenza ultima e non molto remota della reazione del lavoro libero sul lavoro servile; e non è un caso che si presenti, sotto forma così perspicua, precisamente in quel tratto di paese, in cui la schiavitù, introdotta, secondo la tradizione, o almeno allargata, da Mnasone, nel IV secolo, vi avrebbe destato tante preoccupazioni e tanti malumori.

Queste manumissioni, poi, oltre al corrispondere ad una necessità economica, costituivano una vera speculazione per gli stessi padroni; e in ciò trovavano un altro e più vivo incoraggiamento. Organi di questa speculazione divenivano i templi e gli erani, che funzionavano come casse di risparmio e casse di anticipazioni per gli schiavi, ed eccitavano, così, e agevolavano sia l’accumulazione de’ riscatti che le liberazioni condizionali, con pagamenti successivi e rateali[472].

E a tutta questa condizione di cose si deve probabilmente se i prezzi di riscatto si aggirano sulla media delle tre mine e salgono talvolta assai più alto. Sarebbe un errore, se non mi sbaglio, voler desumere il valore venale e corrente degli schiavi da documenti come questi, che non rappresentano un semplice affare di parti liberamente contraenti, ma costituiscono una convenzione di genere speciale, compiuta sotto l’azione di determinate e molteplici cause, come il desiderio di riacquistare la libertà, la speranza di accumulare col proprio lavoro il qualsiasi prezzo di riscatto, il pagamento rateale e così via. Senza di questo, per la stessa decadenza dell’economia servile, di cui questi documenti sono una prova, il prezzo avrebbe dovuto scendere assai in basso.

XXXVII.

Pure, per quanto decadesse in Grecia l’economia a schiavi, la Grecia non costituiva nè uno Stato isolato, nè tutto il mondo antico.

La Grecia, non che realizzare, non avea neppur potuto tentare un dominio universale, in cui si unissero popoli diversi, e si formassero ne’ diversi paesi, per lunga elaborazione, condizioni analoghe di vita, onde poi germogliasse, uniformemente o quasi, un nuovo assetto sociale. Grande parte del mondo antico si trovava in condizioni affatto diverse da quelle della Grecia, sotto il rapporto dello sviluppo delle forze produttive, delle condizioni di produzione, della distribuzione della ricchezza, dell’assetto politico e delle relazioni internazionali.

La forma di produzione non si muta in maniera radicale esclusivamente da uno Stato, che non sia isolato: la s’impone o la si subisce, più che con la forza delle armi, con la persistenza degli effetti di ordine economico.

La Grecia non era stata, e tanto meno era al caso ora, di costituire un vasto dominio, di cui la vita economica si rifoggiasse sulla sua. Fu questa l’opera di Alessandro, ma ebbe per campo l’Oriente; così che poteva sempre risorgere e risorgeva in Occidente quel processo evolutivo, che in Grecia volgeva alla fine.

Fuori della Grecia dunque ci conviene cercare le ulteriori fasi della schiavitù; e, fuori della Grecia, in epoca più tarda e in campo più vasto, ci verrà fatto di vederne, almeno per quanto riguarda il mondo antico, il generale e definitivo tramonto.