Prima di tutto veniva a mancare la base all’esercito, che si reclutava ancora esclusivamente fra i censiti, e perdeva l’elemento stesso ond’era formato col cadere che facevano tra i proletari tanti proprietari.

E la popolazione libera si veniva infatti assottigliando.

I cittadini capaci di portare le armi da trecentoventottomila, quanti se ne calcolano pel 595/159, scendevano continuamente a trecentoventiquattromila nel 600/154, a trecentoventiduemila nel 607/147 e a trecentodiciannovernila nel 623/131[650].

La piccola proprietà e la piccola cultura, se importano una dissipazione di lavoro, hanno pure come termine corrispondente un aumento rapido e continuo della popolazione, il cui crescere sopperisce nuove forze di lavoro[651].

Col venir meno di questo stato di cose la popolazione si andava continuamente stremando, e infatti essa presenta una curva discendente sino al principio dell’Impero, in cui, per altra cagione, riprende un movimento ascendente[652].

Il tentativo di reintegrare e sostenere il ceto de’ piccoli e medi possidenti, fulcro dell’ordinamento repubblicano e dell’esercito, venne fatto e ripetuto, con intento ora più distintamente militare, ora prevalentemente civile, assumendo anche nelle vie seguìte e nelle forme scelte una fisonomia diversa e incontrando pure dovunque difficoltà d’aspetto diverso[653].

Un modo di aprire uno sfogo al proletariato e rinsanguare il ceto de’ possidenti era, nell’antichità romana, la fondazione di colonie, che, suggerite da una necessità e da un proposito d’indole militare, riescivano anche ad uno scopo sociale e civile.

Ma le colonie e le assegnazioni in genere, se ricreavano artificialmente un ceto di proprietari, non lo sottraevano a quelle cause che rodevano e stremavano la piccola proprietà e specialmente agli effetti disastrosi del prolungato e lontano servizio militare. Ciò rese necessario un diverso ordinamento dell’esercito, e, con una legge che si vorrebbe attribuire al tribuno Terenzio Culleone e che era in vigore all’età di Polybio[654], il servizio militare venne esteso anche a’ censiti tra gli undicimila e i quattromila assi, mentre, aspettando che i proletari s’insinuassero, come poi avvenne, nell’esercito, intanto si reclutavano per la flotta[655].

Ma, se questo nuovo ordinamento dell’esercito, rendendo anche più incerta la condizione de’ più piccoli proprietari e de’ lavoratori mercenari, favorì lo sviluppo del lavoro servile, neppure giovò ad arrestare la decadenza della piccola proprietà. Nè giovarono la finanza severa di Catone e le sue imposizioni sugli oggetti di lusso e tutto quell’insieme di provvedimenti che, sotto forma di sistemi di amministrazione e di leggi suntuarie, voleva mettere un freno al tempo novello e comprimere quelli ch’erano gli effetti inevitabili di un’economia più progredita e di una ricchezza accumulata; mentre questa aveva bisogno di circolare per convertirsi in valori di uso e per moltiplicarsi, specie in quel decadere del potere d’acquisto della moneta e in quell’elevarsi del tenore generale di vita.

I nuovi e più vasti territorî conquistati oltre i termini d’Italia avrebbero potuto offrire uno sbocco sempre nuovo al proletariato, comunque crescente e rinnovato; ma a ciò si opponevano varie altre difficoltà.