L’augustalità, un’istituzione ibrida, le cui origini non si lasciano determinatamente seguire e che, senza avere scopi e funzioni religiose o civili nettamente definite, avea le apparenze delle une e delle altre, era una forma di organizzazione de’ liberti, fuori delle cariche municipali e di contro all’ordine investito dell’amministrazione ne’ municipî, su cui si vennero anche modellando e rifoggiando organizzazioni simili formate non più da liberti. Questa organizzazione non aveva una vera e reale sfera di azione nella vita giuridica ed amministrativa del paese, ma dava modo a’ liberti di costituire un ordine, che tra il decurionato e la plebe de’ municipî simulava la posizione tenuta a Roma dall’ordine equestre tra l’ordine senatorio e la plebe, e dava modo a’ liberti di sentirsi non più come elementi disgregati ed erranti nella compagine dell’Impero romano, ma come una classe solidale; li ricongiungeva all’autorità e alla persona dell’imperatore, da cui improntavano il nome quasi a suggello di protezione e di nobiltà; e li metteva in grado, mediante i donativi, le largizioni e gli spettacoli di accaparrarsi il favore della folla e crescere d’importanza, gareggiando vittoriosamente con gli altri cittadini in quella funzione di beneficenza decorativa, a cui pareva si andassero sempre più riducendo le funzioni e la ragione d’essere di molte cariche.

A prescindere dall’importanza e dalla potenza raggiunta dagli schiavi nello stesso stato di servitù e che costituiva un fatto sempre meno infrequente, anche nel campo della vita privata, col crescere delle fortune, cui essi erano preposti in qualità di actores, vilici, ecc.; lo stato sociale raggiunto da’ servi sotto forma di liberti non poteva fare a meno di riflettersi sulla generalità de’ servi per mutare sempre più il concetto teorico della schiavitù e degli schiavi.

Veramente, come già innanzi si è osservato, moltissime volte accadeva che il servo manomesso, o semplicemente innalzato su’ suoi compagni di servitù, a disdire e disconoscere la sua origine ignobile, non trovasse miglior modo che rinnegare ogni solidarietà con i suoi uguali di un tempo e affettasse e ostentasse verso di loro dispregi e, all’occorrenza, un contegno inumano. Ma ciò non toglieva che gli altri considerassero, moralmente, a una stregua schiavi e manomessi per confonderli in un solo sentimento di sprezzo o per guardarli con un solo senso di timore, e, in altri casi, per vedere in essi una sola e medesima natura umana piegata dagli eventi a vari atteggiamenti e varie fortune.

Così, a misura che da’ bassifondi della società, dove i servi erano relegati, se ne staccavano più elementi per ascendere all’alto, si attenuava la rigidità di questa stratificazione e si costituiva, sempre più saldo e perspicuo, un legame di continuità.

La ostinata distinzione delle classi sociali e la loro ripugnanza a fondersi, in nessuna cosa forse più dura e meglio si mostra che ne’ matrimonî, dove l’ostacolo, che viene dalla disparità della condizione sociale, è mantenuta dal costume, anche quando vien meno la legge che la prescrive.

È tanto più notevole quindi l’imbattersi in matrimonî misti, non solo di schiavi e liberti, ma di persone di condizione rispettivamente libera e servile.

Non saprei dire se e in quanto, come si è accennato[818], questi matrimonî divenissero più frequenti nell’ambiente cristiano e per opera del nuovo movimento religioso, tanto più che ne mancano vere prove, e il sentimento religioso cristiano, quando era più fervido e sentito, tendeva a distogliere da ogni specie di rapporto sessuale.

Si può osservare invece, come queste unioni coniugali miste sorgevano e si rendevano relativamente frequenti prima e fuori dell’azione del movimento cristiano.

I servi pubblici, che dalla stessa natura de’ loro rapporti sono messi in una posizione di fatto più elevata rispetto a’ servi comuni, ci offrono già esempî di unioni con donne libere[819].

Il connubio poi tra ingenui e libertini ebbe il suo giuridico riconoscimento e la sua forza legale per opera di Augusto nel 736/18[820].