La nuova corrente religiosa, la quale aveva il segreto del suo avvenire in un largo e inspirato senso umano, emancipato da riti e da formule, rifletteva, sotto forma di sentimento, l’elevazione morale, raggiunta dal mondo nelle manifestazioni più alte della vita e della speculazione e costituiva la forma, sotto la quale la nuova coscienza poteva e doveva concretarsi e divenire universale. La stessa ingenua semplicità, ch’essa portava nella concezione del mondo e dell’esistenza, ne faceva la forza; e la mirabile concordia del pensiero e della vita apparsa nel suo fondatore, la toglieva anche meglio dal novero delle pure astrazioni per darle i vantaggi e la potenza suggestiva di una manifestazione viva e personale, a cui il martirio, il miracolo e tutto un ciclo di soavi leggende davano la potenza fascinatrice atta a conquistare la fantasia e il cuore del popolo.
Che infatti la propaganda cristiana reclutasse i suoi seguaci tra gli elementi più bassi della popolazione, ci viene espressamente attestato[860]; uno de’ rimproveri, che le si faceva, era anzi appunto questo. Ma non bisogna credere che anche tra questi elementi e tra i servi si facesse sempre strada così facilmente e senza contrasto.
Il misoneismo caratteristico delle classi sociali più depresse e meno rese proclivi dalla cultura alla varietà d’adattamento creava un inciampo al diffondersi del Cristianesimo, tanto più quanto la credulità faceva prestare più facile orecchio alle stranezze, alle parvenze odiose, sotto cui lo presentava l’ira e la preoccupazione degli interessati e la stessa azione inconsapevolmente alteratrice della fama. La fatica che il Cristianesimo durò a penetrare nelle campagne trova appunto in questo la sua spiegazione.
Accadeva di questa corrente religiosa, quello che accade di altri grandi movimenti religiosi, politici e sociali e in cui riesce difficile spiegarsi alla bella prima la difficoltà, che trovano a propagarsi tra le masse idee e correnti favorevoli a’ loro interessi considerati sotto forma astratta e generale.
“Ecco un problema presso che insolubile per quelli che costruiscono la storia assumendone come elemento dinamico alcune idee generali operanti sotto forma di astratte categorie sugli uomini concepiti come masse indistinte. Invece il problema trova agevole risposta per chi risolve quelle masse indistinte ne’ loro elementi discreti, in individui, che pensano, operano e si muovono nelle condizioni concrete di vita della quale vivono„[861].
A questa stregua si può più oculatamente considerare quale azione avesse la nuova corrente religiosa tra gli schiavi e sulla condizione loro.
Quell’inesausto fervore di fede, di cui ci parla la tradizione del movimento cristiano, e la suggestione ch’esso esercitava spingendo fino al martirio, doveva determinare volta a volta nelle conventicole cristiane un caldo ambiente morale, una corrente di fraternità; e sotto l’impulso dell’ascetismo trionfante, assorti nel pensiero dell’eternità, ond’era sopraffatta questa dimora passeggiera sulla terra, una corrente di sentita fratellanza si stabiliva tra i fedeli e cancellava, per un momento almeno, le differenze tra ricchi e poveri, nobili e plebei, servi e padroni.
Degli schiavi vi avevano anche la loro parte, e il martirio di qualcuno di loro, che ne rifletteva la pura luce sugli altri e faceva oggetto di venerazione la loro tomba, non era senza significato[862].
Ma questi erano i giorni aurei e brevi del Cristianesimo primitivo, povero ancora di seguaci e di beni, ricco di schietti entusiasmi.
Era il tempo de’ pochi eletti, le cui anime erano state prima tocche dalla voce divina, perchè erano fatte per accoglierla.