Quanto più il movimento si allargava, per le immistioni continue di elementi estranei, per le inevitabili concessioni al mondo esterno, più ne discendeva l’atmosfera morale.

Gl’interessi terreni, piccoli e grandi ma prepotenti e continui, deprimevano gli entusiasmi, ristabilivano di nuovo i rapporti un momento oscurati nella conventicola tra padroni e servi.

A misura poi che entravano gli elementi delle classi superiori, rifoggiavano la corporazione cristiana nel senso de’ loro pregiudizi e de’ loro interessi, fondando una gerarchia del resto indispensabile alla funzione della congrega; e gli elementi inferiori, specie i servi, dovevano trovarsi a disagio.

Quegli stessi consigli di sommissione dovevano spesso riescire irritanti per i servi.

L’antagonismo inevitabile e persistente tra padroni e servi si spostava anche nel campo religioso; e, come i servi divenivano cristiani quando i padroni erano pagani, così talora restavano o ridivenivano pagani, quando i padroni si facevano cristiani.

L’ostilità de’ servi, a cui allude anche Tertulliano, attesta questo fatto e ne ha spiegazione.

Questa ostilità degli schiavi, sorretta da un attaccamento al Paganesimo, o presentata almeno sotto questa parvenza, apparve più volte sotto la forma più recisa ed aperta[863]. E il sospetto, mai bandito o sempre rinascente, delle denunzie servili, manteneva un abisso tra servi e padroni, e concorreva, insieme all’interesse e al pregiudizio di classe, a precludere o a rendere difficile a’ servi l’entrata nell’associazione cristiana.

Inoltre, se nell’opera assidua di fusione, il Cristianesimo, assimilandosi parte della mitologia e della liturgia pagana, v’insufflava uno spirito nuovo, tal’altra n’era sopraffatto e non restava che la faccia del vaso senza contenuto.

Finalmente, com’è stato osservato[864], l’azione della nuova coscienza che si era formata, anche quando operava nella forma di fede religiosa cristiana, operava interrottamente e sopratutto individualmente.

Quando andava per ridursi in un indirizzo stabile, per concretarsi in un’istituzione, in una regola fissa ed universale, gli interessi sociali presenti prendevano il sopravvento e l’azione della corrente religiosa, anzi che modificare, ne restava modificata.