Ora ciò veniva a coincidere proprio con un periodo, in cui la vita romana aveva maggiori esigenze di lusso e di raffinatezza e tutte le sue forme divenivano più elette e più complesse.
Le case perdevano sempre più l’antico aspetto rozzo e la prima semplicità per ornarsi di dipinti, di fregi, di sculture, crescendo di mole e di varietà architettonica. I mobili, gli utensili, le stoviglie, i tessuti, le vesti, i mille gingilli ed amminicoli, che servivano ad abbellire e fornire le case e ad ornare le persone, avevano sempre più l’impronta del buon gusto, o, almeno, del lusso[886].
Ora lavori di questo genere depongono di una tecnica assai progredita, anche messa a confronto di quella odierna[887].
La ceramica acquistava nell’epoca imperiale romana una diffusione sempre maggiore, in grazia del suo uso pratico, e un’ornamentazione sempre più complicata[888]. Se talvolta mancavano i dipinti, subentravano in cambio i fregi plastici, che attirano la nostra attenzione per la stessa loro difficoltà[889]. I lavori in bronzo, in argento, in legno, i gioielli, la lavorazione delle pietre preziose esigevano cura e perizia[890], tanto che alcuni di quei lavori possono essere talvolta definiti come miracoli di pazienza[891]. La pittura decorativa, sempre più diffusa, se anche poteva essere costretta nelle forme e nei procedimenti del mestiere, richiedeva esperienza; e il mosaico, se pure si riduceva a un procedimento di riproduzione meccanica, era tutt’altro che scevro di difficoltà[892].
È stato osservato, è vero, che lo stesso minuzioso lavoro di pazienza qualche volta fa supporre l’opera dello schiavo[893]; ma, anzitutto questa pazienza non era poi tanto comune in servi spesso animati da un sordo rancore che si sfogava nella stessa cattiva esecuzione del lavoro, e poi, in ogni modo, alla pazienza bisognava che si aggiungesse l’educazione tecnica, tanto maggiore quanto più si trattava, anche in oggetti di ceramica, di lavori fatti a mano[894]. Erano dunque più qualità, ciascuna non comune, che si dovevano combinare insieme; e non si potevano trovare nel servo maldestro e recalcitrante preso in campagne contro popoli barbarici.
Nella stessa agricoltura le relazioni più facili e frequenti da regione a regione portavano all’introduzione di nuovi strumenti agricoli[895], di nuove culture e di pratiche agricole più complicate. La stessa redazione di scritti dove l’agricoltura veniva trattata da un punto di vista teorico accenna al bisogno ed allo sforzo di superare almeno il più rozzo e rudimentale empirismo. Ora alcuni lavori — e qualche scrittore lo nota[896] — esigevano cura, interesse, perizia; come nota del pari il malgoverno che gli schiavi facevano degli strumenti agricoli[897] sia per impulso di dispetto che per avere pretesto di riposo. Bisognava tra l’altro, per ciò, possedere in doppio gl’istrumenti agricoli.
La stessa rarità di queste attitudini e di queste qualità negli schiavi faceva poi che, anche quando accadesse di trovarle, il prezzo ne saliva molto alto.
Ciò spiega la varietà grande del prezzo degli schiavi, che — lasciando stare i prezzi d’affezione eccezionali ed elevatissimi[898] — differiva del doppio e anche di più secondo l’età, l’educazione, la professione, al punto da duplicare il valore dello stesso schiavo dopo avere sviluppato in lui certe attitudini[899].
Così Columella[900] dava pel suo tempo a un buon vignaiuolo il prezzo di ottomila sesterzi, notando che se ne potevano avere a minor ragione, ma la vigna poi ne sentiva i tristi effetti.
Al qual proposito si può notare come i prezzi, che ricorrono nel Digesto, toccano o superano questa cifra quando se ne parla in via di esemplificazione[901]; ma restano notevolmente inferiori, quando si accenna a casi concreti. Si aggirano allora intorno a’ dieci solidi per schiavi inferiori a’ dieci anni, a’ venti per quelli superiori, raggiungendo i trenta per quelli che avevano una professione e i cinquanta e i sessanta solidi, se questa professione era quella di notarius o di medico rispettivamente. Il prezzo degli stessi eunuchi è di trenta, di cinquanta, di settanta solidi secondo l’età e la capacità professionale[902].