Ora, anche senza volere di soverchio generalizzare questi dati, merita considerazione il fatto che, pur nel restringersi del numero degli schiavi, il loro prezzo non saliva molto alto; e deve poter valere come un indizio dell’uso sempre più scarso, del bisogno sempre meno avvertito degli schiavi, della concorrenza loro fatta dal lavoro libero, che si cercava disciplinare e, si direbbe meglio, reggimentare.
La diminuzione degli schiavi è dimostrata anche dalla menzione più frequente del plagiato e dell’allevamento.
Già Augusto avea dovuto far perquisire gli ergastula per rivendicare in libertà uomini liberi rapiti e ridotti in servitù[903]. La frequenza ed il rigore delle leggi contro il plagiato[904] durante il periodo imperiale mostra la persistenza del male e la insufficienza della minaccia, anche aggravata da pene severe.
L’allevamento degli schiavi poi, come mi è accaduto di avere altrove notato[905], non è utile e non si raccomanda, dove vi è una larga importazione di schiavi e sono aperti mercati che sopperiscono alla richiesta. Ne’ casi di vietata o limitata importazione, invece, l’allevamento diviene un’industria e viene a tenere in vita la schiavitù, là dove il graduale esaurimento del suolo e la scarsa produttività del lavoro servile l’eliminerebbe lentamente. In tali condizioni avviene come una divisione di lavoro nella stessa schiavitù: i paesi più esauriti o meno fecondi, che sogliono pure essere più sani de’ piani opulenti ma spesso avvelenati, alimentano schiavi per fornirli a paesi, dove l’allevamento trova un ostacolo nella maggiore mortalità o riesce inadeguato alla richiesta[906].
In Columella già l’allevamento degli schiavi è oggetto di suggerimenti insistenti[907], quali mancano negli scrittori anteriori d’agricoltura e che trovano la loro spiegazione appunto nell’èra di pace inaugurata da Augusto. E il gran numero di epigrafi, che ci attestano delle unioni di schiavi, ci fanno vedere come il suggerimento s’imponesse anche per i tempi posteriori; tanto più che in paesi di coltura estensiva, dove la terra coltivabile o i pascoli superavano l’impiego, l’allevamento doveva presentare inconvenienti relativamente minori.
Con la decrescente importazione, l’allevamento era un mezzo inevitabile di reintegrare, anche ne’ limiti dello scemato bisogno, l’elemento servile, che, per giunta, aveva una quota di mortalità molto elevata, come è risaputo e facile ad arguirsi da esempi analoghi e come ci lasciano ragionevolmente indurre le stesse epigrafi funerarie dell’epoca imperiale romana, ove gli schiavi appariscono d’ordinario defunti in età non avanzata.
E questa mortalità, mentre direttamente stremava la schiavitù, aprendovi vuoti che l’allevamento non riusciva a colmare, accresceva l’alea del possesso degli schiavi e costituiva così uno de’ maggiori inconvenienti della schiavitù, che ne avea tanti, come si è visto, e a cui si aggiungeva sotto l’Impero la delazione, frenata e repressa, è vero, dalle leggi ne’ casi ordinari, ma solleticata e incoraggiata invece ne’ casi — e non eran pochi — in cui entrasse l’interesse del sovrano e dello Stato.
E mentre così la schiavitù, per fatto suo proprio e per i suoi rapporti all’ambiente, seguitava sempre più ad intristire, maturavano sempre più, d’altra parte, e spiegavano un’azione vieppiù grande e continua le cause, che dovevano generalizzare il lavoro libero, suscitato del resto e reso indispensabile per azione riflessa dallo stesso decadere della schiavitù, dal lavoro libero scalzata.
XVI.
Nel mondo antico, come in quello moderno, la civiltà sorgeva e ascendeva a forme più alte ne’ paesi, dove si riesciva ad accumulare maggiore ricchezza e si costituivano così centri più o meno popolosi e classi più o meno larghe, che, emancipate dal bisogno di attendere a un lavoro materiale onde rimanesse assorbita ogni loro attività, potevano elevare il loro tenore di vita e crearsi bisogni di carattere superiore, trovando modo di soddisfarli[908].