Lo svolgimento calmo ma costante della ricchezza dell’Attica sotto i Pisistratidi, col necessario aumento di popolazione, con l’incremento lento ma continuo di benessere, avrebbe stimolato alla lunga il desiderio di espansione e avrebbe sviluppato, come in piccole proporzioni dovette già cominciare ad accadere, la marineria commerciale. La rivoluzione politica che pose fine alla tirannide e l’irrequietudine rivelata dagl’incidenti che valsero come causa prossima delle spedizioni persiane possono valere come una prova.
Lo stato di benessere che l’Attica poteva procacciare a’ suoi abitanti con l’impiego di tutte le sue energie interne, era sempre qualche cosa di relativo, e potea valere piuttosto come un solletico che come un appagamento; era tale che non ne poteva fare de’ soddisfatti, ma li allettava solo con la vista di più larghi orizzonti e di più elevate condizioni di vita.
Tuttavia l’espansione e il mutamento d’indirizzo sarebbero stati lenti e graduali, se l’invasione persiana non avesse resa inevitabile una unificazione ibrida e temporanea, una coalizione della schiatta ellenica, ch’era pur sempre un nuovo aggregato di forze, da cui si sarebbero sviluppati l’egemonia e il parassitismo di quella che avesse saputo divenirne l’elemento direttivo e il punto di attrazione.
Atene seppe essere l’una cosa e l’altra; ma con ciò stesso la sua politica, la sua fisonomia, la sua indole mutavano radicalmente.
Resistere alla potenza persiana, proteggere i membri della lega o il mondo ellenico, attaccare anche, occorrendo, il nemico; erano tutte cose che potevano compiersi o tentarsi con la costituzione di una forte marina da guerra. Ma a questa marina da guerra Atene non poteva sopperire del proprio; poteva bensì averne il comando e la cura, e gli alleati doveano contribuirvi con tributi o con navi.
La potenza militare intanto e lo sfruttamento più o meno larvato erano due termini corrispondenti, di cui l’uno serviva all’altro di ragione e di sostegno; e questa tendenza al parassitismo doveva crescere parallelamente allo spirito di aggressione e di guerra.
Il tributo di danaro sostituito al tributo di navi, cioè il disarmo quasi e il segno esterno della sudditanza; il trasporto del tesoro da Delo ad Atene; l’imposizione del potere giurisdizionale agli alleati; l’uso sempre più libero o meno dissimulato dal danaro comune; sono tanti passi verso una forma di parassitismo più avanzato.
Al tempo stesso l’Atene agricola del sesto secolo diventa l’Attica marinara e commerciale del quinto: alla repubblica aristocratica de’ grandi proprietari fondiari e alla tirannide, potere delegato della piccola proprietà, succede la repubblica de’ commercianti, degli artigiani, de’ proletarî. All’appropriazione diretta ed immediata de’ prodotti della terra succede una forma di appropriazione indiretta e mediata, il commercio, mezzo di sfruttamento più perfetto e più larvato; sul fondo de’ mestieri si va innestando una rudimentale manifattura; il potere politico scende sempre più verso il popolo e la politica esterna si fa sempre più avida, ambiziosa ed audace.
Ora questa relazione necessaria tra la potenza militare e la produzione indigena, tra la grande politica e il bisogno di espansione, tra il commercio messo a base della propria vita economica e la concorrenza di altri Stati; questa necessità del parassitismo insomma voleva dire la guerra all’ordine del giorno contro i concorrenti, contro i sudditi e gli alleati defezionati, contro i potentati stranieri il cui crescere avea in sè la minaccia e il vaticinio dell’assorbimento.
Il mezzo secolo che va dalla fine delle guerre persiane alla guerra del Peloponneso è come un lungo affilar d’armi mal dissimulato; è un seguito di paci bugiarde, che in realtà covano ed alimentano la guerra e si riducono ad una incessante vicenda di tregue più o meno lunghe e di ripetuti conflitti, in fondo a cui sta la guerra inevitabile, la guerra di sterminio, il duello finale, la guerra del Peloponneso, che verso il periodo precedente è come la caduta finale di un corpo libero rispetto al suo movimento di oscillazione sempre crescente.