Mai forse con maggiore semplicità ed ingenuità di sentimento e di espressioni fu invocata la pace e maledetta la guerra.
«Giammai accoglierò la guerra in casa mia, nè in casa mia, sdraiata al mio fianco, canterà di Armodio. Donna avvinazzata, che, mentre io me ne stava in pace, in mezzo a tutti i conforti, dette la stura a tutti i mali, tutto mettendo a soqquadro, tutto rovesciando, manomettendo! E più le si diceva: Bevi, mettiti a sedere, accetta la coppa dell’amicizia; e più dava al fuoco i pali delle vigne e spargeva a viva forza a terra il frutto delle nostre viti.... E come insuperbisce a tavola, sì da gettare innanzi alle nostre porte le piume per far mostra del suo banchetto.
«O Pace, conviva di Ciprigna, la bella, e delle Grazie, le care, come dunque, avendo un sì bello aspetto, te ne stavi celata? Che un qualche Amore, coronato di fiori come nel dipinto, ne congiunga prendendoci insieme; o credi che io sia già troppo vecchierello? Ma prendendoti con me, mi pare che possa ancora fare tre cose: prima di tutto stendere un lungo filare di viti, poi, accanto ad esso, de’ nuovi piantoni di fichi, e finalmente un tralcio di vite domestica; tutto ciò da vecchio come sono. E, tutto in giro al fondo, metterò degli olivi per ungerci entrambi alle feste del novilunio[77].
«Salute, salute, o carissima, come venisti aspettata. Io mi rodo pel desiderio tuo, volendo tornare a’ campi, o divina. O sospirata, tu eri il nostro massimo bene; tu giovavi a quanti eravamo a far la vita dell’agricoltore. Molte cose dolci e liete e care godemmo prima sotto i tuoi auspici: tu eri per gli agricoltori l’orzo abbrustolito e la salvezza. Le viti e i fichi novelli e tutte le piante ti sorrideranno, accogliendoti con l’occhio del desiderio»[78].
Tutto per la pace: le donne sotto la guida di Lysistrata negheranno agli uomini ogni loro lusinga, ogni allettativa, negheranno l’amore[79]; Trygeo farà un viaggio al cielo sul suo Pegaso da burla[80]; con corde e con opera di mano e di zappe si cercherà di trarre la pace dall’antro in cui è sepolta[81]; sacrificî, preghiere, invocazioni saranno usate per richiamarla in terra.
In mezzo alle invettive, alla caricatura, all’epigramma che non perdona, il desiderio della pace porta un alito nuovo. Si sente l’aria sana de’ campi e un sentimento schietto, sano, vigoroso della natura feconda, della terra che produce, della campagna che si rinnova.
Il frinire delle cicale, la gioia sacra della seminagione, la pioggia benefica, il fuoco che scoppietta al chiuso, l’inverno, l’intimità della vita agricola con i suoi piccoli piaceri tornano tutti, anticipati e animati dal desiderio, nel canto de’ cori[82].
Ma è appunto questo contrasto rivelato dalla commedia, che mostra gli antagonismi e le insidie della situazione.
A pace conchiusa, il fabbricante di faci si accorge che le sue cose cominciano ad andar bene, e, all’incontro, il venditore di corazze, quello di cimieri, di tube piangono col finire della guerra la loro rovina[83].
Trygeo chiama tutti insieme gli agricoltori, i mercanti, gli operai, i metèci, gli stranieri, gli isolani, perchè l’aiutino a trarre la pace dalla caverna, dove l’ha rinserrata la guerra[84]. Ma quanti di questi dovevano essere sordi all’appello!