Fu così che, durante l’assedio di Veio, lo Stato si vide costretto (348 a. u. c. — 406 a. C.) ad assumersi esso l’obbligo di una indennità di guerra a’ cittadini militanti; e, con felice e naturale intuito della situazione dice Livio[126]: «niente si dice che sia mai stato accolto con tanto gaudio dalla plebe».
Ma questa gioia dovette ben presto temperarsi quando anche quel provvedimento cominciò a mostrare i suoi inconvenienti.
Secondo l’ordinamento che va sotto il nome di Servio Tullio, e finchè innovazioni non s’introdussero tra la seconda e la terza guerra punica e successivamente, il servizio militare nelle legioni ricadeva tutto su quelli che avevano un censo di undicimila assi; e, oltre al pesante servizio militare, questi stessi erano, per la loro parte, soggetti al tributum, prestito forzoso che lo Stato si obbligava di restituire; ma la restituzione, naturalmente subordinata alle condizioni finanziarie dello Stato, era così incerta o per lo meno irregolare, che le molestie e i danni della gravezza finivano per esserne di poco attenuati.
Come compenso a questa gravezza personale e reale, doveva in certo modo valere il bottino di guerra, che andò crescendo a misura che la guerra fu portata in paesi più ricchi, ma che, d’altra parte col procedere del tempo, non fu attribuito tutto a’ soldati, bensì nella proporzione voluta dal comandante.
V’era pure un altro vantaggio nelle assegnazioni sia coloniarie che viritane, individuali, della parte di territorio tolta non solo di diritto ma anche di fatto al nemico vinto ed avocata allo Stato.
In questa colonizzazione, subordinata e inspirata da prima a ragioni prevalentemente militari, si vennero a grado a grado contemperando scopi anche essenzialmente economici e sociali; sicchè Roma, molte volte e per molto tempo, trovò in essa uno sfogo alle agitazioni e al malessere interno, un vivaio della sua popolazione e della sua forza militare e al tempo stesso un mezzo, oltre che di dominare, di diffondere il suo nome e la sua costituzione e di assimilare le popolazioni soggette.
Ma un così lungo sèguito di guerre non poteva fare a meno di stremare una popolazione per sè stessa limitata; e l’immiserimento progressivo dipendente dalla continua sottrazione di tante forze vive all’agricoltura, esercitando i suoi ultimi tristi effetti, complicava continuamente il problema sia sotto l’aspetto economico che sotto quello demografico con le sue conseguenze militari e politiche.
Mentre, appunto dopo la prima guerra punica, la rogazione di C. Flaminio per l’assegnazione di terre nell’agro piceno e gallico mirava ad assicurare alla plebe rustica, alla piccola proprietà fondiaria un nuovo campo propizio al suo rigermogliare, sopravvenne la seconda guerra punica con tutte le devastazioni e le sciagure dell’invasione annibalica.
Al tempo di Polibio, per una innovazione introdotta probabilmente da poco, forse intorno al 566 a. u. c.[127], con provvedimento pregno di gravi conseguenze politiche, si abbassò a 4000 assi il censo richiesto pel servizio nelle legioni, mentre, anche quelli che avevano un censo inferiore a 4000 assi, erano chiamati a prestar servizio nella marina.
Ma, mentre un tale ordinamento non faceva altro, sottraendo forza all’agricoltura, che far succedere sempre più il latifondo alla piccola proprietà, il pascolo al terreno sativo, il lavoro servile al lavoro libero, riesciva tuttavia insufficiente alle cresciute esigenze della politica internazionale e della guerra trasportata su di una così larga zona in paesi lontani.