Ad esso s’informa la tendenza ricorrente, sia nell’Iliade che nella storia tradizionale più antica, di sostituire alla battaglia dell’intero esercito la lotta di alcuni campioni, regolando dall’esito di essa l’esito della causa motrice della guerra.

Questo modo di vedere, naturalmente, rinsaldava l’aspetto religioso della guerra, ma elevandolo e idealizzandolo.

Le stesse ragioni, a cui si è accennato innanzi trattando delle cause della guerra e che davano a queste ultime un colore o un travestimento religioso, avevano naturalmente dovuto dare alle forme stesse della guerra colore o travestimento religioso, in maniera tanto più rudimentale e materiale, quanto più si risale nel corso del tempo.

La guerra è, in queste sue fasi più antiche, guerra di dèi, oltre che guerra d’uomini.

Gli dèi erano chiamati a difendere lo stesso interesse loro, l’integrità de’ loro templi, la guarentigia e l’abbondanza de’ sacrifizi, la proprietà de’ territori sacri, lo stesso loro regno terreno. Erano quindi chiamati a fare, vicendevolmente, prova della loro forza e della loro potenza; e la sconfitta de’ loro adoratori, se non era voluta punizione della loro empietà, era una prova della loro impotenza e un argomento della loro decadenza.

Stretto intorno a Javeh, Israele lotta come serrato intorno a un vessillo. Più ancora, esso si sente il braccio, nient’altro che il braccio della divinità che l’anima e lo guida.

«Il Signore — dice il cantico di Mosè[185] — è la mia forza e il mio cantico, e mi è stato di salvezza: quest’è il mio Dio, io lo glorificherò; l’Iddio del padre mio, io l’esalterò. — Il Signore è un gran guerriero; il suo nome è il Signore. — Egli ha traboccati in mare i carri di Faraone e il suo esercito; e l’eletta de’ suoi capitani è stata sommersa nel Mar Rosso..... — Il nemico dicea: Io li perseguirò, io li raggiungerò, io porterò le spoglie, l’anima mia si sazierà di essi; io sguainerò la mia spada, la mia mano li sterminerà. — Ma tu hai soffiato col tuo vento, e il mare gli ha coperti; essi sono stati affondati come piombo in acque grosse. — Chi è pari a te fra gl’Iddii, o Signore? chi è pari a te, magnifico in santità, reverendo in laudi, facitor di miracoli? — Tu hai disteso la tua destra e la terra gli ha tranghiottiti. — Tu hai condotto per la tua benignità il popolo che tu hai riscattato; tu l’hai guidato per la tua forza verso l’abitacolo della tua santità. — I popoli l’hanno inteso ed hanno tremato; dolore ha colti gli abitanti della Palestina. — Allora sono stati smarriti i principi di Edom; tremore ha occupati i possenti di Moab; tutti gli abitanti di Canaan si sono strutti. — Spavento e terrore caggia loro addosso; sieno stupefatti per la grandezza del tuo braccio come una pietra; finchè sia passato il tuo popolo, o Signore; finchè sia passato il popolo che tu hai acquistato. — Tu l’introdurrai, e lo pianterai sul Monte della loro eredità; nel luogo che tu hai preparato per tua stanza, o Signore; nel santuario, o Signore, che le tue mani hanno stabilito. — Il Signore regnerà in sempiterno».

«Con lui — diceva il profeta alludendo a Sennacherib — è il braccio della carne; ma con noi è il Signore Iddio nostro, per aiutarci e per combattere le nostre battaglie»[186].

E le vicende del culto di Javeh diventano così, subbiettivamente la spiegazione, obbiettivamente l’indice e la misura delle vicende del popolo d’Israele.

E al canto dell’Ebreo fa riscontro quello dell’Egizio.