La turba innominata, che quando vuole assumere un nome si chiama Tersite, si direbbe il zero dell’abaco, di nessun valore in sè stessa, ma fatta per darne solo all’unità, quando le si mette accanto.

Nondimeno, come un accenno di altri destini dice un verso dello stesso poema che «unito, emerge anche il valore di quelli che per sè valgon poco»[205]; e l’uso de’ sassi e delle frecce, che da lungi, pareggiano la diversa virtù de’ combattenti, è anch’esso come un vaticinio obbiettivo di diversi sistemi di guerra.

Quest’azione collettiva, regolata, uniforme e simultanea, di tutta una massa si realizza, più per tempo e in forma più perspicua, nell’ordinamento militare spartano e nella tattica corrispondente, che divenne subito il tipo comune, cui si conformarono gli altri Stati, specie in vista del buon successo e della incontestabile superiorità militare ottenuta dagli Spartani, da un lato, e, dall’altro, dell’evoluzione democratica progrediente de’ diversi paesi, che all’azione preponderante della cavalleria, arma aristocratica, faceva succedere quella della fanteria.

Ma questo periodo segnava ancora uno stadio semplice e rudimentale nell’arte della guerra.

Nessuna strategìa, nessuna cura veramente apprezzabile delle accidentalità del terreno, della conformazione de’ paesi, di tutte quelle varietà di condizioni e di espedienti che formano la prova del genio di un capitano e conferiscono interesse allo svolgimento della guerra.

Le battaglie, solitamente limitate a piccole forze quali potevano mettere in campo i piccoli Stati greci, non miravano all’annientamento del nemico; e, combattute in aperta pianura, avevano per lo più l’aspetto e l’importanza di una giostra, sia pure sanguinosa.

L’armamento fatto di lancia e di scudo, che lasciava quindi esposto il lato destro del combattente, faceva dell’ala destra dell’ordinanza il punto più vulnerabile della mischia; è all’ala destra quindi che si soleva mettere il migliore elemento combattente. E, poichè l’attacco era generale e frontale, e la necessità di proteggere il lato destro della persona e impedire l’aggiramento obbligava a marciare con una lieve inclinazione a destra, che poneva così lo scudo tra le due linee combattenti, la mischia finiva per aver luogo in maniera indipendente a destra ed a sinistra; e l’ala destra di un esercito che rompeva prima la fronteggiante ala sinistra del rispettivo avversario, decideva definitivamente della battaglia, rinnovando l’attacco sulla sinistra con l’altra ala già impegnata dell’avversario.

L’allargarsi del teatro della guerra, specie durante la lunga, accidentata e multiforme guerra del Peloponneso, ove il conflitto riarse ne’ paesi più diversi di configurazione fisica e di condizioni civili, in contrasto con nemici diversamente combattenti, doveva suggerire, se non proprio imporre, notevoli mutamenti di tattica e di armamento. L’esempio de’ peltasti di Tracia, de’ montanari di Etolia offrivano esempî che non potevano andare, come non andarono, perduti per Brasida e per Demostene e portarono a un impiego maggiore de’ soldati di armatura leggiera, come subito e temporaneo ripiego che a Sparta non trovò nè imitazione, nè prosecuzione, ma che ad Atene, sopratutto per opera d’Ificrate, ebbe poi largo sviluppo e più stabile ordinamento, sino al punto di fare la sua trionfatrice esperienza sul campo di battaglia ed assicurare così nell’opinione generale la prevalenza de’ soldati di men grave armatura sulla fanteria pesante.

La cavalleria, la cui importanza era tanto decaduta col decadere de’ regimi aristocratici, de’ quali sembrava schietta espressione, ricominciò ad acquistare importanza come corpo tecnico con la buona esperienza della cavalleria siciliana e con la maggiore importanza politica ottenuta dalla Tessaglia, dalla Beozia, da paesi dove le stesse condizioni fisiche le avevano consentito uno sviluppo non permesso dalle condizioni della Grecia peninsulare. L’uso sempre più consigliato e diffuso delle armi da getto sviluppò anche quest’altra categoria di combattenti; sicchè la battaglia acquistava aspetto sempre più vario e complesso.

Ma chi innovò radicalmente i criterî direttivi della battaglia, fu, nella breve e fortunata sua carriera, Epaminonda, che può considerarsi come il geniale inventore e pioniere di metodi applicati poi da Filippo e specialmente, con importanza storico-mondiale, da Alessandro.