Le guerre lunghe o lontane, la complessità maggiore de’ rapporti economici, l’arte della guerra più progredita, l’aumento di un proletariato in cerca di uno sfogo; tutte queste cose unite insieme, mentre sviano il ceto de’ gaudenti e il medio ceto dall’impresa di guerra, mentre spingono parte del proletariato verso l’esercito, come verso una risorsa e un impiego, obbligano d’altra parte l’esercito, o ad aprire indistintamente — come sotto C. Mario — i ranghi a’ cittadini senza distinzione di censo, o a far ricorso a’ mercenarî; e si finisce così di nuovo col soldato professionale, quale si può considerare il milite dell’epoca imperiale romana, militante sedici, venti, venticinque, ventotto anni, secondo la diversità de’ tempi e delle armi. Ma è un soldato professionale, che segna un altro estremo dell’evoluzione, al cui punto opposto sta il guerriero dell’epoca eroica e del periodo più antico della storia.
VIII. Gli effetti della pace e della guerra.
Quando la tempesta si rovescia furiosa su di una campagna, non si vedono, dopo il suo passaggio devastatore, le piante prostrate rilevare a poco a poco la testa, e dagli stessi rami infranti, da’ campi inondati, dall’alluvione straripante svilupparsi come una nuova forza e la promessa di un nuovo rigoglio?
E da questo lungo, immane, continuo conflitto, da questo disgustoso dilagare di stragi, da queste violenze e da questi orrori nulla sorgeva mai, che fosse come una affermazione rivendicatrice della vita, una nuova forza, un’emenda o una attenuazione dello spirito di distruzione?
Non si tratta di giustificare la guerra.
Il passato è quello che è, con le sue angosce, con i suoi danni e anche con le sue attrattive. Si può volere scongiurare la guerra per l’avvenire e sperare di riuscirvi, ma a ciò stesso si richiede precipuamente la cognizione delle sue cause, della sua azione, de’ suoi effetti. Pel passato, dato che da esso, per le condizioni sue, per le ragioni accennate, pullulava come un fatto continuo e inevitabile la guerra, ciò che principalmente occorre — nell’interesse di quello stesso processo conoscitivo che è base e premessa dell’azione pratica — ciò che occorre è constatarne diligentemente i fenomeni concomitanti e consecutivi.
Se la possibilità universale di una produzione agevole, soddisfacente e sicura avesse potuto sin d’allora, con la prospettiva di un minore sforzo e di un maggiore vantaggio, bandire od eliminare la guerra, certamente per una via più o meno lunga, con maggiore o minore sforzo, ma con graduale persistenza, gli uomini si sarebbero, con la successiva accumulazione della ricchezza prodotta, elevati a forme più alte di vita e a condizioni di elevata civiltà.
Ma, nella mancanza di quella premessa, che faceva riardere la guerra incessantemente, ora sotto forma d’ingiusta aggressione, ora sotto forma di difesa necessaria, certe guerre, che — in qualunque maniera e con qualsiasi intento cominciate — approdarono alla costituzione di vasti dominii, ebbero l’effetto, anche negli stadî più rudimentali, di costituire, sia pure temporaneamente, nell’aggregato meccanicamente realizzato sotto un solo scettro, un periodo di pace relativa e di una coesistenza quale solo appariva possibile nel mondo antico.
Quello stesso grande sacrifizio di vite umane ebbe, rispetto alle fasi della popolazione, un effetto ben diverso da quello che avrebbe oggidì; e, mentre ora, con la più facile e abbondante produzione di alimenti, una violenta decimazione della popolazione è una crudeltà inespiabile che non si risolve in nessuna indiretta utilità od attenuante, nel mondo antico anche questa specie di ostacolo a un troppo rapido incremento di popolazione poteva, considerandone tutti gli effetti, presentare un lato meno doloroso. La specie del conflitto quasi generale di popolo con popolo, l’eliminazione spietata di tutti gli elementi inutili e più deboli dopo la vittoria, può anche — a differenza di quel che accadrebbe oggigiorno — aver fatto compiere dalla guerra una certa selezione de’ più forti.
Queste guerre poi, che in una maniera più o meno aperta — spogliazione violenta o imposizione di tributo — si risolvevano in una grande rapina, avevano l’effetto di accumulare rapidamente in alcuni centri una quantità ingente di ricchezza, creando così un campo di sviluppo adatto a tante energie materiali e spirituali, a tante manifestazioni dell’arte e del sapere.