A prescindere dalle forme con cui si presenta in tempi più antichi il commercio, partecipe dello scambio e della pirateria, è pure evidente come un dominio ampio, che rovesciava tante barriere, assorbendo tanti dominî minori, creava al commercio, sulla terra e sul mare, oltre ad un campo d’azione più largo, anche un ambiente di relativa sicurezza atta a farlo prosperare. E poichè la conoscenza di cose nuove acquistata in quel vario rimescolìo, i danari delle conquiste, l’elevato tenore di vita accrescevano i bisogni e davano temporaneamente almeno il mezzo di appagarli, il commercio non poteva che giovarsi di questo movimento, per quanto potesse in parte essere fittizio.
Da quell’incontro di popoli di costumi così diversi, da quel percorrere di paesi così lontani nasceva pure inevitabilmente tutto un lavoro di assimilazione materiale e morale, pel quale si cercava anche di acclimatare produzioni di altri paesi, mentre un rudimentale protezionismo, corrispondente all’opposto divieto di esportazione, faceva incoraggiare in patria quanto poteva essere necessario od utile alla guerra.
«Cedri..... alberi di paesi da me conquistati — dice Tiglath-Pileser I[223] — piante che sotto i re miei predecessori nessuno aveva piantato, li presi con me e li piantai ne’ parchi del mio paese. Presi anche piante di giardino di gran pregio, che non v’erano nel mio paese, e le piantai ne’ parchi d’Assiria. Carri di battaglia, attrezzi di tiro per la forza combattente del mio paese, ne feci costrurre più che per l’innanzi».
Pindaro cantava che gli olivi d’Olimpia sarebbero stati portati da Ercole al ritorno da spedizioni lontane.
Lucullo avrebbe portato il ciliegio dall’Asia in Italia.
E così via.
Anche l’arte traeva qualche motivo di sviluppo da queste vicende di guerra.
Anzitutto, le armi. Uno studio indefesso, un lavoro paziente e geniale si metteva nell’abbellire l’armatura, che servisse all’offesa o alla difesa, costituisce l’orgoglio del guerriero; e quel lusso di armi de’ poemi omerici, che prima pareva tutta una prodigiosa fantasmagoria, col progredire de’ trovamenti archeologici si è trovato assai meno lontano dalla realtà.
In quella sovreccitazione dello spirito e de’ sensi, data dall’infuriare del conflitto, rampollava naturalmente il canto di guerra di volta in volta ebbro, severo, appassionato di Tirteo, di Alceo, di Callino, e l’immagine degli avvenimenti, rispecchiata nella fantasia, abbellita dalla lontananza, ricomposta nelle sue grandi linee, diveniva epopea nel poema finora e forse per sempre insuperato ne’ secoli.
L’orgoglio del vincitore cercava una sede adeguata e costruiva palagi, dove dal lusso si doveva sviluppare l’eleganza, e l’arte dalla ricchezza.