In primo luogo, quindi, finché — ciò che accade per la più parte degli Stati in periodo molto avanzato — l’esercito non si costituisce una base professionale o mercenaria, vi è corrispondenza tra il diritto di cittadinanza attiva e il servizio militare, in modo che l’uno e l’altro, estendendosi, esercitano un’azione reciproca. Il servizio militare per le classi superiori delle popolazioni è, più che un dovere, un privilegio. L’assemblea sovrana deliberante è, si può dire, l’esercito sul piede di pace. L’evoluzione democratica che allarga i termini e i poteri della cittadinanza, abbassa anche le condizioni di entrata nell’esercito e finisce coll’aprirne l’adito a’ proletarî.

Del pari il governo della finanza si orientava massimamente sulla guerra.

La mancanza di servizî pubblici geriti dallo Stato riduceva, specie ne’ più antichi tempi, lo Stato a un organo di protezione o di sopraffazione collettiva. La forma rudimentale, che in più antichi tempi assumeva la guerra, la sua breve durata, l’immediata distribuzione del bottino, non esigevano, nè determinavano una vera organizzazione finanziaria; ma col soldo introdotto, con l’avocazione delle prede allo Stato, si rese necessaria una gestione. La quale, peraltro, dove non era richiesta una preparazione alla guerra, continua, dispendiosa, tecnica, si riduceva a levare un tributo straordinario secondo l’occorrenza; ma, dove, come ad Atene, l’armamento, specie navale, esigeva preparazione di lunga data, rinnovazione continua del materiale, costruzione di ripari e tutto il resto, la finanza si sviluppò più che altrove, sia per la regolare percezione ed amministrazione de’ tributi degli alleati, sia per l’ordinamento e l’andamento della trierarchia.

La guerra poi aveva un’azione continua sulla politica interna dello Stato e sul contegno delle parti in lotta: tanto maggiore quanto più all’interno diveniva più complessa la vita politica.

La classe dominante cercava talvolta nella guerra un diversivo a’ torbidi interni, sia spostando verso l’esterno, verso la speranza di preda e di annessioni territoriali le brame che cercavano appagamento all’interno, sia contando su quel naturale sentimento di solidarietà, che si desta anche in una popolazione discorde di fronte a un attacco esterno. E, veramente, molte volte ne seguì l’effetto voluto, perchè non solo lo spirito civico e la preoccupazione del danno presente decisero della concorde preoccupazione momentanea, ma l’esito fortunato delle guerre permise di cercare nelle colonizzazioni, nelle assegnazioni, nelle cleruchie uno sfogo quasi permanente al disagio locale.

Non di rado, intanto, le discordie erano troppo forti per cessare all’istante, e cedevano a stento e a rilento e non senza patteggiare la propria cooperazione, concessa a base di corrispondenti concessioni della parte dominante.

La storia tradizionale romana, quale che possa essere la sua esattezza relativamente alla cronologia e alle particolarità di quest’ordine di fatti, è tutta intessuta degli episodî di queste dissensioni, riardenti o sopite rimpetto al nemico, e dei tentativi da parte della plebe di mettere a prezzo la sua partecipazione alla guerra per fare qualche passo innanzi nel ius connubii, nella questione agraria, nella sua emancipazione dal gravoso giogo del nexum[228].

Il diversivo del resto era momentaneo: le promesse spesso non erano mantenute, o le concessioni erano revocate, e alle vecchie ragioni di dissenso, risorgenti con maggiore acrimonia, si aggiungevano altre difficoltà, maggiori bisogni, nuovi e più complicati problemi.

Cominciavano le controversie per la divisione delle spoglie, sia sotto forma di distribuzione di denaro o di oggetti mobili, come di territorio.

Le guerre lunghe e lontane, la milizia prolungata, i poteri prorogati ad alcuni generali per imperiose necessità di guerra, le ricchezze accumulate nel governo delle provincie e nell’appalto de’ tributi, le abitudini contratte in paesi di vita più raffinata, inducevano nuovi bisogni e crescente disparità di fortune, creavano poteri personali e consorterie oligarchiche e conturbavano tutta la vita pubblica con le prevalenze de’ pochi, con la corruzione elettorale, con lo spirito fazioso fomentato, con le concentrazioni de’ possessi, con l’interesse pubblico traviato od eclissato.