[30]. Liber legis Longobardorum Papiensis dictus (Monumenta Germanica historiae, tomo III).

[31]. Le scuole dovevano fondarsi in Pavia, Ivrea, Torino, Cremona, Firenze, Fermo, Verona e Cividal del Friuli, alle quali tutte le città circonvicine dovevano mandare i loro giovani a studiare.

[32]. Balbo, Sommario della Storia d'Italia, pag. 77.

[33]. Giesebrecth, De literarum studiis apud Italos primis maedii aevi seculis. Berlin, 1845.

[34]. Il giureconsulto Odofredo spiega in un modo assai arguto la cagione di questi divieti. Due teologi, egli dice, che non avevano pratica sufficiente per darsi all'arte medica, persuasero il Papa a proibirne l'esercizio e così fecero, sicut vulpes quae cum non posset gustare de cerasis caepit illa publice vituperare. — Sarti, De claris Archigymnas. Bonon. profess., P. I, pag. 123.

[35]. Landolfo, Hist. — Muratori, Rer. It. Script., tomo V.

[36]. Repetti, Dizionario geografico della Toscana (art. Pistoia). — Brunetti, Cod. diplomat. toscano, tomo I.

[37]. Il Savigny (St. del dir. rom., I, pag. 547) parlando della scuola di Salerno, dice di non potersene occupare lungamente, non essendovi notizie positive che la riguardino. Oggidì non può dirsi altrettanto dopo alcune dotte pubblicazioni moderne che hanno portata molta luce su questo primo centro di studii, tra le quali sono da ricordarsi: la Storia della medicina del prof. Puccinotti; e la Storia della Scuola di Salerno del De Renzi, da cui abbiamo tolto principalmente queste notizie.

[38]. Secondo Ducange (Glossarium) dicesi Schola la riunione di più persone dirette a sostenere una disciplina uniforme.

[39]. S. Petri Damiani, De parentelae gradibus. — Savigny, Storia del diritto romano, ecc., tomo II, pag. 15.