[107]. Tiraboschi, op. cit., tomo V, pag. 83. — Statuti di Lucca.
[108]. Rofredi Beneventani, Opera omnia.
[109]. Statuti di Arezzo (Privilegia scholarium).
[110]. Guazzesi, Opere. Pisa 1766, tomo II, pag. 106-108. — Anche il Savigny parla dello Studio di Arezzo, citando spesso quelli statuti che contengono alcune particolarità degne di nota (Statuta an. 1215) estratti da un Codice membranaceo dell'Archivio della Canonica di Arezzo al num. 620.
[111]. Ciò deduciamo dal non aver trovato nessuna memoria importante che si riferisca a questo Studio, nei documenti del tempo.
[112]. Sarti, op. cit., vol. I, pag. 485. — Ciampi, Vita di Cino da Pistoia.
[113]. Federigo fu chiamato da Dante «cherico grande,» cioè gran sapiente; essendo ritenuti i chierici fino a quel tempo soli depositarii della scienza.
Il cronista Villani (Ist. Fiorent., lib. VI, cap. I), sebbene di partito guelfo e nemico quindi all'imperatore, pur lo chiama: «savio di scrittura, e di senno naturale, universale in tutte le cose.»
[114]. Queste opere, furono per cura di Federigo diffuse nelle principali scuole d'Italia (Sarti, op. cit., I, pag. 489). — Encyclica Friderici qua libros mittit ad universitates (Huillard-Brèholles, Historia, vol. IV, pag. 384).
[115]. Lo stesso Federigo attese allo studio delle matematiche. — Malaspina apud Muratori, Ber. Ist. Script., vol. VIII, pag. 788. — Libri, Hist. des sciences mathématiq. en Italie, tomo II, pag. 22, 27. Paris, 1838.