[339]. Sarti, P. I, pag. 233, 410, 411.
[340]. Uno statuto modenese del 1321, comanda che niuno tra gli scolari cittadini sia tenuto a dare ai professori di Leggi e di Canoni dono alcuno benchè loro promesso (Muratori, Antiq. It., pag. 207). Così pure nel 1279 l'università di Padova assegnando ai professori un pubblico stipendio avea fatto lo stesso divieto, eccettuando soltanto le pigioni delle case dove i professori insegnavano, che doveano esser pagate dagli scolari (Facciolati, Fasti, P. I, pag. 6).
[341]. Le storie citano numerosi esempi di stipendi cospicui. Parma promise al Fulgosio ed a Pietro d'Aricarano 1000 ducati d'oro purchè insegnassero in quella università (Bettinelli, Risorgimento, ecc., tom. III, pag. 184.)
[342]. Radunatosi il Consiglio delli seicento ad istanza delli scholari richiamò Galvano bolognese che allora leggeva in Padova con grandissimo concorso di scolari da ogni parte, che venisse a leggere in Bologna; il quale ebbe la lettura ordinaria del Decreto col salario di 200 fiorini d'oro l'anno; e perchè egli si trovava avere due figliuoli che studiavano, il Senato di Bologna gli diede per tre anni cento fiorini d'oro; e morendo l'uno di loro in quel termine, il superstite ereditava la detta somma di danari (Ghirarducci, Storia bolognese, II, pag. 394). Il Sarti racconta pure che a Dino di Mugello che insegnava leggi in Pistoia, fu assegnato per cinque anni, oltre lo stipendio una casa ben fornita e decente per uso di abitazione.
[343]. Colle, Storia dell'università di Padova, vol. II, pag. 27.
[344]. De Renzi, Storia della Scuola di Salerno, vol. I.
[345]. «Ex Bulla Greg. XI, die 3 aug. 1374.»
[346]. Facciolati, P. II, pag. 83.
[347]. In Padova fu anche concesso ad un dottore l'esenzione dai tributi comunali e l'aumento di stipendio perchè aveva dodici figliuoli. — (Idem, P. II, pag. 62; P. III, pag. 41).
[348]. Fantuzzi, vol. VII, pag. 283. — Mazzetti, Mem. bolognesi, pag. 278.