[359]. I dottori pisani minacciavano argutamente quel che nel linguaggio moderno direbbesi uno sciopero.
[360]. Fabroni, op. cit., I, pag. 39.
[361]. Stat. bonon., lib. II, pag. 40.
[362]. Facciolati, Fasti e Syntagmata, XII, etc.
[363]. Savigny, Hist. du droit, tom. III, pag. 192. — La distinzione delle lezioni in ordinarie e straordinarie è molto antica (ordinariae, extraordinariae lecturae). Secondo alcuni dicevansi ordinarie quelle che tenevansi nelle pubbliche scuole, e straordinarie quelle che solevano farsi nelle private, cioè nelle abitazioni dei professori.
Ambedue queste opinioni sono false e il Savigny ne discute le ragioni colla scorta di esempi e documenti autorevoli.
A dimostrare la verità della nostra asserzione che cioè, per distinguere la diversa natura delle lezioni è necessario dividerle secondo l'importanza scientifica dell'insegnamento e la fama dei professori, potremmo recare molti esempi.
Riepilogando in brevi parole le ricerche da noi fatte su tale argomento, osserviamo che le lezioni ordinarie per consenso generale degli statuti e degli usi scolastici in vigore in tutte le università, erano tenute nelle ore mattutine, mentre le straordinarie solevano farsi di sera; onde lo storico Ghirardacci, citato anche dal Savigny, adopera le voci (lectio matutina e vespertina) come sinonimo di lezione ordinaria e straordinaria (Hist. bolognesi, t. I, pag. 444).
Di più le lezioni ordinarie erano quelle in cui si spiegavano i libri ordinari, cioè i libri di testo delle diverse scienze che formavano la base dell'insegnamento.
Nelle lezioni ordinarie occupavano le cattedre i dottori ordinari, cioè quelli di merito ormai insigne e di fama assicurata e provetti nell'insegnamento per lunga esperienza. Nelle lezioni straordinarie invece solevano insegnare cumulativamente anche i dottori poco noti per fama scientifica, i semplici licenziati, i baccellieri, e gli stessi scolari.