Un passo innanzi si deve al Bentley, con cui comincia dunque la filologia inglese. Il Bentley è una di quelle menti inglesi d'acume indefettibile, che fissano, senza offuscarsi un momento, i problemi piú abbacinanti. Qualche filologo alla tedesca volentieri trova da apporre al suo gusto; ma insomma egli guardò veramente con occhio nuovo tutto l'immenso materiale della dottrina classica, e vide quasi dappertutto fatti e fenomeni sfuggiti ai piú acuti indagatori. A lui si deve la scoperta del digamma in Omero, dalla quale rampollarono tante verità in parecchi ordini di studî; egli intuí il vero studio scientifico della metrica; e molte delle vie che batte' poi con tanto clamore la filologia tedesca, furono, in realtà, dischiuse da questo grande Inglese. Ma né di lui né di altri pure insigni, che mossero sulle sue orme, posso parlare piú a lungo: non voglio però tacere che in questo milluogo di studio sorge anche Giorgio Grote, che, vissuto sempre nel mondo bancario, scrisse una storia della Grecia che rimane, per chiunque non sia acciecato da pregiudizî filologici, mirabile e insuperata.

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Ed eccoci infine alla Germania, cioè al punto capitale della nostra discussione. E qui abbia un po' di pazienza il lettore, e freni per un momento qualche obiezione che potesse affacciarglisi. Per chiarezza d'esposizione, devo enunciare fatti fondamentali, senza tener conto, volta per volta, di minori fatti concomitanti, che sembrerebbero talora smentirli. Ad uno ad uno riesaminerò poi questi fatti: ora debbo cogliere i punti essenziali. La matassa è arruffatissima; e se non sbrogliassimo i capi uno per uno, non arriveremmo in fondo.

Iniziatori della rinascenza classica in Germania furono non già eruditi, bensí l'araldo dell'arte greca, Winckelmann, lo scienziato poeta, Humboldt, e grandi scrittori e poeti: Lessing, Herder, Klopstock, Goethe, Schiller. Il battesimo fu meraviglioso, e se ne vide il buon frutto; ma questo è uno dei punti cui dovremo troncare.

Dunque, il periodo filologico tedesco comincia tardi. Ma è doveroso soggiungere che è però d'una fecondità straordinaria: se oggi contate l'esercito dei filologi tedeschi, esso stritola senz'altro gli eserciti riuniti di tutto il resto del mondo. Che se poi domandate ad un filologo benpensante quali siano i tratti caratteristici del movimento filologico tedesco, egli vi risponderà senza dubbio:

1) Una metodologia piú raffinata, sicché solo coi tedeschi la filologia diviene veramente scienza.

2) Un approfondimento delle discipline filologiche.

3) Un ampliamento delle sullodate discipline.

4) L'organizzazione del lavoro scientifico.

Questa organizzazione è, in fondo, la parte fondamentale, che diventa poi fabbrica di esportazione, mezzo d'espansione, strumento di conquista: merita d'essere discussa a parte. Per ora, occupiamoci degli altri tre punti, e vediamo che liquore si nasconda, in realtà, dietro i seducenti cartellini.