4) Internazionalismo filologico.

Conseguenze pratiche, una, ma buona: il sacrario dagli studî classici schiuso alle «piú deboli forze», e la produzione meccanica d'uno sterminato numero di filologi, che col sacro sigillo del metodo scientifico alemanno si sparpagliarono ai quattro venti, esercitando una forma non meno scientifica di spionaggio politico.

Questi gl'ingranaggi, e ne esamineremo le funzioni nel prossimo articolo, della formidabile macchina filologica con la quale la Germania, per la durata di circa un secolo, ghermí, irretí, paralizzò, triturò il pensiero del mondo.


IV.
LA MACCHINA IN FUNZIONE

Dunque, la formidabile macchina della filologia scientifica, incominciò ad entrare in funzione.

E prima di tutto, mutò la posizione del filologo dinanzi alle materie del suo studio. Il povero umanista, di fronte alle opere degli antichi, stava, come un innamorato, in atto di perenne adorazione. I filologi scientifici se lo figurarono e lo gabellarono per un semplicione tutto facilonità e dabbenaggine, pronto a sdilinquire per ogni pius Aeneas di Virgilio (testuale). Su questo fantoccio tirarono a palle di fuoco, lo abbatterono, lo calpestarono. E assunsero poi, di fronte ai poeti, ai pensatori, agli storici antichi e moderni, la posizione obiettiva.

Sicuro. «Lo scienziato — dicevano — non deve lasciarsi prender la mano dall'entusiasmo. Che direste d'un chimico, d'un anatomico, d'un patologo, che indulgesse al sentimento, alla passione, alla sensibilità estetica, nella determinazione d'un peso atomico, nell'analisi d'un fascio di fibre, nella descrizione d'una colonia di batterî? Lo scienziato deve rimanere sereno, freddo e impassibile. E sereno, freddo e impassibile deve rimanere il filologo, che è anch'esso uno scienziato, nello studio dei fenomeni storici letterarî artistici».

«L'interprete filologo — scriveva ancor ieri un macellaro filologo, che ha sconciamente sbrandellato Virgilio, e che studiosi italiani hanno avuto il fegato di lodare — deve, a servizio delle sue ricerche trascendentali, trattare il coltello con mano sicura, e piantarlo a fondo, senza riguardo a ragioni sentimentali»[16].