E in base a questi ragionamenti, la cui fallacia fu chiarita nello scorso articolo, ecco il filologuccio tedesco inforcar gli occhiali a stanghetta, sedere a scranna, e assumere con molto sussiego, dinanzi ad Omero ad Eschilo a Tucidide a Lucrezio ad Orazio a Tacito, la posizione obiettiva. Lasciate cioè le frasche sentimentali, passionali, estetiche, Herr Philologus si mise, come i cultori delle scienze esatte presi a scimmieggiare, a fabbricare strumenti di precisione, a dettare norme metodiche, a creare algoritmi, a fondar teorie, a scuoprire leggi.

Strumenti di precisione. — Dizionarî generali, dizionarî speciali, grammatiche, repertorî, prontuarî, manualetti e manualoni, e indici di ogni specie, costruiti con meticolosità infinita. Ne ho parlato e ne riparlerò.

Norme metodiche. — Anche di queste ho fatto cenno. Nella bisogna filologica si presentano varie operazioni. Decifrare i codici, trascriverli, raffrontarli, compilare liste di varianti, portare tutto al tipografo, correggere le prime, le seconde, le terze bozze, e via dicendo. Tutte queste operazioni furono scrupolosamente distinte, classificate. E per ciascuna di esse si stabilirono norme metodiche. Già dissi che qualsiasi persona intelligente codeste norme le possiede pel solo fatto che ha un cervello. Esempio: se due codici, A e B, presentano il medesimo testo, si possono fare due ipotesi: o l'uno dei due deriva dall'altro, o tutti e due derivano da un terzo. Herr Philologus pensò che questa e simili altre peregrine verità non potessero balenare alla prima a qualsiasi mente, e le espresse con formule teoriche, e le raccolse in appositi manuali ad uso dei neofiti.

Algoritmi. — Son dunque i segni e le cifre convenzionali che la matematica e le altre scienze esatte creano per rendere piú spicci i calcoli. La filologia si fabbricò anch'essa algoritmi, stabilendo un segno convenzionale per ciascun numero del bagaglio classico (opere, codici, etc), e per ciascuno strumento della sua ricchissima suppellettile scientifica. Il terzo canto della Iliade? Basta scrivere Γ, spiccio spiccio. — Il quinto dell'Odissea? Basta ε. — Rendiconti dell'Accademia di Monaco? Stz. d. b. Ak. — Codice laurenziano d'Eschilo? Si scriva A, e bott lí.

Tutte cose, in apparenza, innocenti come l'acqua, e magari, a tempo e luogo, opportune ed utili. Se non che, quando Herr Philologus si trovò a manovrare con codeste sigle misteriose, immaginò subito d'essere un nuovo Newton alla caccia di qualche nuova legge universale. Guardate un po'. L'astronomo scrive, per esempio:

A + D - π = η3

Ed Herr Eselkopf scrive:

θέλεν Μθέλει A b f del. Karst. N. I. Ph. III, 48, 3, cfr. Wil. Her. 121.

Quale delle due formule è piú scientificamente decorativa? Quella dell'astronomo o quella del filologo? — Herr Eselkopf nuotava nel latte e miele: e cominciò a concepire per le menome deiezioni del suo cerebro augusto, una tenerezza, una stima, una ammirazione illimitate. E coniò una terminologia cònsona ai sentimenti. Se scavizzolava in qualche ignoto scoliasta la notizia che Euripide, putacaso, mangiasse busecca nelle feste Lenèe, questa era la scoperta di Eselkopf. Se si figurava che Sofocle avesse imitato alcuni versi di Eschilo, questa era la teoria di Eselkopf. Se con una accurata statistica vi dimostrava che quella mala zeppa di Aristofane nutriva spiccatissima predilezione per una certa parola alla quale dànno vivo sapore d'attualità i virili costumi della Germania di Guglielmo, la dimostrazione di questa predilezione diveniva la legge di Eselkopf.

Ma voi capite che quando un mortale ad ogni pie' sospinto fa una scoperta, ad ogni parola sputa una teoria, con ogni articolo stabilisce una legge, allora questo mortale è lontano assai dalla misera terra, è già prossimo, oh Pindaro, alle bronzee soglie d'Olimpo.