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Coi nuovi acuminati strumenti Herr Philologus procede' alla revisione scientifica delle letterature antiche e moderne.

E prima di tutto, accumulò sassolini, sassolini, sassolini, cioè fatti, fatti, fatti. Col sussidio dei suddetti strumenti, mercé i quali il primo venuto può fare in dieci minuti una ricerca che, per esempio, ad Enrico Stefano sarebbe costata mesi e mesi, Herr Philologus si fu presto cacciato in tutti gli anditi, in tutti i ripostigli ed i buchi dell'arte e del pensiero antico. In ogni momento della sua vita egli vi sapeva dire quanti και si trovano in ciascun dialogo di Platone, e in che proporzione; vi enumerava tutti gli schemi metrici delle elegie di Tibullo; vi diceva quante volte fa e quante volte non fa posizione la tal consonante doppia in Omero. Ma ancora questi fatti non erano abbastanza positivi, abbastanza cibanti, per lo stomaco di Eselkopf, uso alla salsiccia, alla birra, al sauerkraut. Eselkopf ne cercava di piú sostanziosi. E non dormiva i sonni tranquilli finché non avesse saputo per filo e per segno che qualità di papiro adoperasse Pericle per scrivere i bigliettini dolci ad Aspasia, con che lardo Orfeo ungesse i bischeri della sua cetera, e come si chiamassero e che mestiere esercitassero lo zio e il prozio e l'arcibisnonno di qualche tanghero scazzottatore celebrato da Pindaro (Wilamowitz). E quando poi si trovò cosí addentro nei fatti di casa del mondo classico, quando ebbe frugato e rifrugato ben bene in tutti gli angoli, anche nei meno puliti, allora Eselkopf si credette e si proclamò sovrano assoluto di quel mondo. Come se il topo della reggia, che va a ficcare il muso in buchi inaccessibili anche ai mozzi di stalla, si figurasse di regger lo scettro, e di sedere in trono, ammantato di porpora.

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Un sovrano assoluto può introdurre nel suo regno le mutazioni che piú gli garbano. Ed Eselkopf procede' bravamente a parecchie riforme che gli sembravano urgenti.

Prima mutò le livree. Dalle sue sterminate cognizioni gli risultava che, per esempio, gli scrittori greci del quinto secolo non adoperassero, per designare il suono s, quei segni σ e ς che s'erano usati sino alla nuova proclamazione scientifica; bensí l'unico segno ϲ. Alla squisita sensibilità estetica di Eselkopf, tutti quei σ davano noia. E con gran solennità, nelle nuove edizioni, introdusse la nuova, cioè la piú antica forma.

Dalle livree passò a qualche ritocco sulla viva carne, come si mozza la coda o si tosa il pelo a un bull-dog o ad un maltese. Per esempio, Eselkopf sapeva che Saffo aveva scritto in dialetto eolico; e vedeva che certe forme delle poesie di Saffo giunte sino a noi non corrispondevano alle forme eoliche quali avrebbero dovuto essere secondo i paradimmi dei suoi manuali. Ed Eselkopf mutò senza esitare le forme: perché, secondo lui, Saffo, artista liberissima e capricciosissima, in un tempo in cui non esistevano né regole né grammatiche, avrebbe dovuto scrivere in dialetto eolico obbligato.

À tout seigneur tout honneur. Il tiro piú bello lo fecero ad Omero. Un certo Fick — che dico? l'insignissimo filologo scientifico Fick, fittosi in capo che la forma originaria dei poemi omerici dovesse essere differente da quella che possediamo, in un dialetto eolico ricostruito teoricamente, si prese la scesa di testa di tradurre da cima a fondo i poemi di Omero in codesto eolico teorico, e di presentarli al mondo scientifico come la vera autentica lezione, quella uscita diritta diritta dalle labbra del non mai esistito cantore d'Achille. E non lo mandarono al manicomio. Anzi io rammento di averlo sentito proclamare solennemente, da una cattedra dell'Università di Roma (non di letteratura greca, per fortuna), principe degli omeristi.

E dopo le tosature, vennero i tatuaggi e le multiformi mutilazioni degli emendamenti. Tutte le volte che non capiva, ed è incredibile quanto spesso i tedeschi non capiscano le cose piú ovvie, Eselkopf, senza esitare un momento, emendava. Non saprei dire a che punto giungesse la aberrazione degli emendamenti. Aprite l'Eschilo commentato dal Wecklein. Ad ogni pie' sospinto, dove non ce n'è il menomo bisogno, dove tutto è chiaro, Wecklein sovrappone o sostituisce il tran tran del suo grecuccio teutonico alla divina armonia di Eschilo, e spesso senza neppure avvertirvi della sostituzione. È uno spasimo. Se avete senso d'arte, una ribellione vi solleva le intime viscere. E nessuno dei poeti greci e latini si salvò dalle oscene manipolazioni.

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