V.
LOHENGRIN FILOLOGO
Prima di passare al punto capitale della mia ricerca, cioè alla infiltrazione tedesca nella scuola e negli studî italiani, diamo un'occhiata agli ultimi risultati del metodo filologico scientifico in Germania.
Tali risultati sono, con matematica inflessibilità, conseguenti alle premesse. Dichiarati superflui e nocivi, e banditi dagli studî storici, letterarî, artistici, il sentimento ed il gusto, ridotto tutto ad un appuramento e una raccolta di fatti, si giunse, e non si poteva non giungere, al repertorio, alla compilazione. Repertorî e compilazioni pure e semplici sono oggimai tutti i libri tedeschi che pomposamente si intitolano Storia della letteratura, Dottrina metrica, Grammatica scientifica, Storia della mitologia.
Storia della letteratura il famosissimo Christ? Sono date di nascita e di morte, fatti materiali, riassunti. Se ne leggete venti pagine di fila, avrete rapita la palma a Didimo, che per la sua coriacea resistenza di leggitore, fu chiamato stomaco di bronzo. Dottrina metrica il Gleditsch? È un inventario, una poltiglia di schemi ritmici, senza neppure il tentativo di studiare l'essenza del ritmo, di stabilirne i principî, d'indagare le ragioni naturali, storiche, estetiche delle sue multiformi manifestazioni. Le grammatiche del Krüger e del Kühner non sono che repertorî di fatti, e sia pure precisi, precisissimi. Si potrà dichiararle utili a scopi professionali (io le trovo inutilissime); ma per ammirarle ed entusiasmarsene, ci vuol proprio la zucconaggine dei puri grammatici, i quali non sanno deviare un millimetro dalle vecchie rotaie, e sembra non sospettino neppure alla lontana la verità, già a suo tempo mirabilmente formulata dal Giordani, che «la grammatica è parte di metafisica la piú sublime»[27]. E vorreste chiamare Storia della mitologia il Gruppe? È una bioscia indigesta, una bigutta, una olla podrida. I fatti vi sono buttati a a casaccio, senza ordine, senza discernimento, senza critica, come nel truogolo si gittano al ciacco ossa di manzo, bucce di patate, torsoli di cavolo.
E a mano a mano, neppure come repertorî servono piú codeste opere. Se ne spacciano molte copie in Germania, e fuori di Germania, e massime in Italia. E le nuove edizioni, spesso curate da nuovi filologi, anche piú scientifici degli originarî compilatori, si vanno via via, sulla scorta delle recentissime scoperte, rigonfiando, idropizzando, di fatti, di fatti, di fatti. E tutta codesta abbondanza, che, secondo il concetto scientifico, dovrebbe rendere piú profonda la conoscenza, serve a non far capire piú nulla. Conoscenza è scelta, sceveramento, sintesi. Per esempio, scrivere la grammatica d'una lingua, dovrebbe significare approfondirne l'organismo con criterio filosofico, e scuoprirne i principî regolatori, ai quali possa poi ciascuno agevolmente riferire tutti i singoli fenomeni morfologici e sintattici. Ma se voi trascurate l'analisi profonda dei principî, e mi date invece tutti i singoli fatti, come appunto usano Krüger, Kühner e compagni di Germania, mi trovo precisamente, punto e da capo, a dover rifare per conto mio il lavoro di scelta, di sintesi, d'ordinamento. — Ma pensare, l'abbiamo visto, è antiscientifico. Scientifico è raccoglier sassolini. E mucchi di sassolini, anzi di tritissima sabbia sono appunto codesti recentissimi manuali tedeschi. Per esempio, il dizionario mitologico del Roscher, incominciato, tanti e tanti anni fa, abbastanza bene, è divenuto una selva cosí fitta e intricata di fatti e fattucci e fatterellucci, che per cercare una notizia dovete impiegare una settimana; e poi finite per non scovarla tra quel minutissimo tritume, e dovete ricorrere a qualche altro lessico, per esempio a quello inglese dello Smith, che è del 1815, ma è fatto da un uomo che aveva la testa sulle spalle, e perciò è quel che dev'essere un dizionario, vale a dire offre agevole risposta a ciascuna domanda. Vero è che proprio negli ultimi tempi c'è stato qualche sintomo di reazione «estetica» anche in Germania. Sicuro. Herr Philologus, sebbene lautamente stipendiato, sebbene dichiarato, in Germania, e massime in Italia, vir summus, sebbene pezzo grosso dell'accademia di Berlino, ha cominciato a sentire, cosí a fiuto, che codesta sua produzione «severamente scientifica» è un po' roba da ufficiale di scrittura. Herr Philologus ha riscosso allora, nelle adipose budella, il vecchio sentimento tedesco, e ha cominciato a largire ai profani interpretazioni estetiche. Abbiamo visto di che risma: e, sempre a richiesta dei filologi increduli, eccomi pronto a moltiplicare gli esempî.
Troppo tardi, Herr Philologus! Nessuno, neanche un Latino, cioè un uomo che pur nasce con ottime disposizioni all'arte, può fabbricarsi di punto in bianco una giusta sensibilità artistica: il tirocinio dell'arte è assai piú lungo, cari signori, che non sia il tirocinio della vostra scienza. Voialtri poi, carissimi lanzi, doti native di intelligenza artistica non ne avete punto, e dovete fabbricarvele artificialmente, come hanno tentato tutti i vostri migliori, a cominciare dal Goethe. Lavoro doppiamente lungo. I vostri nonni e bisnonni ci si erano sobbarcati. Ma avevate appena incominciato a tirarvi su, a furia d'iniezioni di ellenismo, di romanesimo, di italianismo, e voi, ciechi nepoti, pieni di voi perché avevate fabbricato cannoni, attivate industrie, allineate ferrovie, presumeste scuotere quei gioghi volontariamente accettati, e voleste rifar tutto al solo ed unico lume dei vostri cervellacci. Cosí, raschiata in brev'ora la vernice di umanesimo applicata con tanta pena, è riapparsa in tutta la sua rozzezza la vostra mentalità originaria.
Cosí siete tornati a non capire la grande arte classica, e nel vostro puzzolentissimo orgoglio l'avete dichiarata inferiore. Cosí quando volete spiegarla a voi stessi ed agli altri, spacciate, ad onta delle vostre sterminate cognizioni scientifiche, tali corbellerie, che il piú tarpano scolaretto, il piú inculto uomo del popolo che ha avuto la fortuna di nascere in Italia, può rilevarle e ridere alle vostre spalle massicce.
Tal sia di voi, lanzi. Il vostro male è oramai profondo e immedicabile. Davvero non vorrò io cercarne i rimedî. Cosí potesse la vostra barbarie venir ricacciata, e per sempre, nelle selve originarie, dalle quali uscite ogni tanto per tuffare l'umanità in orrendi lavacri di sangue.