E seguirono anni ed anni di austera disciplina. Se non che, nessuno di quegli uomini perde' mai di vista alcune verità fondamentali. E cioè:
1) Che questi studî positivi avevano carattere di mezzo e non di fine.
2) Che quindi l'indirizzo positivo, ottimo ed unico per preparar materiale, non doveva uscire dal gabinetto dello studioso, il quale, e nella cattedra, e nei libri, doveva offrire una elaborazione superiore di quel materiale.
3) Che la ragion d'essere di questo indirizzo sarebbe venuta a mancare quando fosse compiuta la raccolta del materiale tutt'altro che inesauribile: che dunque tale indirizzo aveva carattere di transitorietà: che era programma di lavoro, e non poteva divenire metodo, di valore assoluto, immanente.
Ho detto che questi uomini non perderono mai di vista tali verità. Forse è piú esatto dire che la coscienza intima di tali verità diresse sempre la loro attività pratica. A nessuno di loro passò mai per la mente di spacciar dalla cattedra, di raccoglier nei libri, fatti nudi e crudi, e di convincere i gonzi come fanno i tedeschi, che quei semplici fatti fossero storia, storia della letteratura, critica letteraria. E non parlo del De Sanctis né del Carducci ché sarebbe superfluo. Ma Alessandro D'Ancona, il quale passa per l'antesignano piú genuino dell'indirizzo storico positivo, elaborava con ogni forza intellettuale e con ogni finezza stilistica le sue lezioni universitarie; ed ogni pagina dei suoi numerosissimi scritti è impregnata del suo simpatico, argutissimo spirito. Altro che impersonalità scientifica, signori miei!
La intima coscienza non si oscurò dunque mai. Ma negli ammonimenti teorici, seguitarono forse a predicare troppo assolutamente il verbo del positivismo storico, anche quando il periodo in cui questo tornava utile, era già trascorso. Forse occorreva già reagire alle esagerazioni del metodo, ciecamente abbracciato e seguito, al solito, dalle «piú deboli forze», quando invece, nel 1883, il Graf, il Novati e il Renier fondavano il Giornale storico della letteratura italiana, e bandivano, con rinnovata baldanza, il verbo storico positivo[30].
Ma questo non m'importa per ora. M'importa stabilire che il metodo storico, autorevole per quei nomi insigni, accreditato da opere eccellenti, divenne ottimo addentellato al metodo filologico scientifico, piovutoci di Germania, specialmente pel tramite della filologia classica. Se si fossero presentati cosí all'improvviso, senza preparazione degli spiriti, gli imperativi categorici di quel metodo si sarebbero mostrati, quali sono in realtà, e quali li abbiamo dimostrati, risibili sciocchezze. Ma gli Italiani erano già preparati da molti e molti anni di metodo storico. Questo e il nuovo metodo tedesco poterono sembrare, e non erano, rami divelti dal medesimo albero. Il metodo scientifico tedesco si innestò sul solido tronco del metodo storico italiano, attecchí, e con la fecondità delle male erbe coprí in breve tutti i campi della cultura italiana d'un fittissimo intrico di cardi, di rovi, di lappole, di pugnitopi. Ed anche in questa macchia impervia entriamo risolutamente, anche a costo di graffiarci le mani, e di lasciare attaccato alle spine qualche lembo delle vesti o della viva carne.
***
Di studiosi specialmente versati nelle letterature classiche, in Italia ce n'era in fondo uno solo di grande valore: Domenico Comparetti. E il Comparetti, un po' per l'isolamento, che esclude i contrasti e i loro fecondi risultati, un po' per il suo temperamento, non professorale, non vago di teorie, non paziente di propaganda, non si propose il problema delle condizioni e dei bisogni della sua disciplina in Italia. Per lo meno, non lo studiò con l'ardore del Carducci, del D'Ancona, del De Sanctis: tirò diritto per la sua via, ampia e luminosa. E quindi, per gli studî dell'antichità classica si andò un po' alla cieca. Si chiamarono professori e studiosi tedeschi, come una volta i principotti chiamavano capitani e soldatesche di ventura; e si mandarono, dicemmo, Italiani ad imparare in Germania, come una volta i figli di regoli barbari andavano a dirozzarsi ad Atene o a Roma.