Ecco come c'entrano. Grazie all'opera dei sullodati e di tanti altri valentuomini che sarebbe lungo ricordare (non tacerò l'infaticabile Ezio Maria Gray), gli Italiani hanno cominciato a guardare un po' piú attentamente, e senza occhiali affumicati, il colosso mastodontico della famigerata Kultur. E si sono accorti, salvo qualche tempestivo o precoce rammollito, indurito nella tedescolatria, che il piú dell'oro era princisbecche, il marmo cartapesta, l'avorio celluloide. Ma una fede rimase intatta: la fede nella eccellenza assoluta ed insuperabile dei tedeschi come stampatori e come editori. Su questo punto niuno osò muover dubbio. E gli ex germanofili, ora patrioteggianti, e pronti domani, per loro esplicita confessione, a ricacciare il pensiero d'Italia sotto il giogo tedesco, questi signori, dico, si aggrapparono a quest'ultima trincea, per tener ferma la loro posizione. Per questo lato, almeno, i tedeschi rimanevano maestri al mondo: e noialtri poveri diavoli non potevamo che ammirarli ed imitarli.
Era anche questa, come tutte le asserzioni dei germanofili, una solenne impostura. Anche come editori, i tedeschi sono stati grandi. Sono stati grandi, sebbene a loro modo — ma sarebbe stolto pretendere che un uomo o un popolo tradiscano il proprio genio — nel periodo eroico degli studî, che va, su per giú, dal Winckelmann al Mommsen. Allora ebbero studiosi che consacrarono tutta la loro vita ad un autore, magari di quart'ordine, e riuscirono a stamparlo in modo pressoché ineccepibile. Ma ultimamente buona parte degli studiosi tedeschi erano divenuti mestieranti e cerretani della peggiore specie. Il libro d'erudizione tedesco si spacciava assai in tutto il mondo, grazie alla connivenza idiota o furbesca di tutti gli affiliati alla onorata società filologica che i lettori han trovata descritta in questo volume. E visto che il genere andava, i filologi si erano dati a fabbricarlo a diluvio, due o tremila pagine ciascuno ogni sei mesi; e intascavano i quattrini dei gonzi; e questo era diventato il vero ed unico scopo della loro attività scientifica.
Per disgrazia, dare la dimostrazione di tale asserto non è facile. Facile sarebbe mostrare qualche indice esterno della volgarità senz'amore in cui era caduta l'arte libraria. Tutti avranno viste le famigeratissime edizioni di Lipsia spedite con fascicoli slegati, e senza copertina. I clienti erano citrulli, e il mercante li trattava da citrulli. Ma al di là di questi indici esterni, se io mi industriassi a dimostrare che, poniamo, il Sofocle di Mekler è per molti versi, e dal lato editoriale per ogni verso, una birbonata; che il Pindaro (minore) dello Schroeder, ad onta di qualche strombazzatura nostrana, vale cinquanta centesimi: se m'industriassi a svolgere tale dimostrazione: da quanti potrebbero essere apprezzate le mie ragioni, d'indole necessariamente filologica? Qualcuno dei famuli della sede centrale berlinese risponderebbe che quelle edizioni sono bellissime; e, fra i due contendenti, la maggioranza, per fortuna sua non filologica, non saprebbe a chi dar retta.
Ma il vecchio Dio favorisce palesemente le giuste aspirazioni; sicché, dopo parecchie ricerche, spero di aver trovato un documento meridiano definitivo ed inconfutabile della odierna bestialità libraria alemanna.
È il fascicolo d'invito ad una edizione monumentale del Decamerone, perpetrata dalla casa Insel di Lipsia. La casa Insel è una delle piú celebri, anzi quella piú in voga della Germania; e a proposito delle sue edizioni, i bravi tedeschi parlavano volentieri di rinascenza del libro. Riproduco senz'altro le quattro pagine dell'invito, che debbono documentare le mie conclusioni.
Ora che il lettore ha gustate le finissime incisioni, e si è associato agli elogi, senza dubbio disinteressati, che l'editore tributa al genio italiano, cominci a leggere il testo del Decamerone, e veda con quale attenzione scrupolosa e veramente scientifica è curato il testo del nostro prosatore immortale. Per agevolargli il compito, dò dei piú solenni sfarfalloni un elenco che nella sua nudità riuscirà piú convincente di qualsiasi commento.