[Pag. 3], colonna sinistra, rigo 4: simili ad ora, correggi: oro — rigo 14: rispodendo, correggi: rispondendo — rigo 18-19: chiara fronte, correggi: fonte.

[Pag. 3], colonna destra, rigo 3; che il nostro Re me tanta, correggi: me a tanta — rigo 4-5: mag-nificenza, diviso cosí fra due righe — rigo 6: bellazza, correggi: bellezza — Titolo della novella: Novella d'un cavaliere serve al re di Spagna — rigo 26 (ultimo): del quala, correggi: del quale.

[Pag. 4], colonna sinistra, rigo 1: ciascun altro signore trapassata e quei tempi, correggi: a quei tempi — rigo 8: si fee, correggi: si fece — rigo 23: famig-liare, diviso fra due righe.

[Pag. 4], colonna destra, rigo 10: e come che molte ne ricogliesse tu camminando tutto il dí seco. Il tu è una piacevole aggiunta dell'editore tedesco — rigo 20: perehè, correggi: perchè — rigo 31: con-osciuto, diviso cosí — rigo 34: dìcevo correggi: dicevo — rigo 45: si come, correggi: sì — rigo 47: in presenza molti, correggi: di molti (questo forse si può difendere) — rigo 50: ogn'-altra diviso cosí.

Rimane, poi, a [pagina 1], il nome dell'autore, che da Boccaccio è divenuto Di Boccaccio. Credo che la particella gentilizia sia una aggiunta dell'editore, per accreditar l'opera. E confesso che in questo caso sono anzi stati assai discreti a non scrivere addirittura un VON BOCCACCIO. Ma qui non son sicuro del fatto mio, cioè non son sicuro che in qualche pergamena non esista la forma Di Boccaccio; e però questo rilievo non vuol essere tanto una condanna all'editore di Lipsia quanto un dubbio rispettosamente rivolto agli scienziati storici della letteratura italiana.

Sono dunque, in due pagine, sedici spropositi: sollazzevoli tutti: ed alcuni da pigliar con le molle. Per una edizione monumentale, davvero non c'è malaccio.

Se non che un mio conoscente, súccubo intellettuale della Germania, al quale sottoposi questo ghiotto spicilegio, dopo esser rimasto qualche attimo interdetto, sollevò la fronte irraggiata da una luce improvvisa. «E se quegli errori ci fossero anche nel testo italiano, e l'editore tedesco li avesse mantenuti per scrupolo scientifico

E allora si schiuse alla mia mente tutto un nuovo orizzonte, e meditai di prendere il direttissimo, e di recarmi in fretta e furia alla Biblioteca nazionale di Parigi, per controllare la cosa. Perché se cosí fosse, oh allora, resterebbe dimostrata, non piú la goffa e mercantile incuria d'un editore, bensí la insanabile innocenza intellettuale dei tedeschi. E mi sarebbe avvenuto come a quell'eroe della Bibbia, che, uscito per cacciare un cervo, trovò un regno.

Ma io sono pigro, e il disagio del viaggiare in tempo di guerra mi distolse dall'eroico proposito. E d'altronde non bisogna pretender troppo dalla Provvidenza celeste. Il viaggio sarebbe certo riuscito vano, perché basta riflettere un minuto per convincersi che gli errori non sono certo imputabili all'editore italiano del 1492, bensí all'editore tedesco del 1913.

E quindi, rinunciando a quella generale illazione, contentiamoci di enumerare le conclusioni che senza possibile contrasto si ricavano da queste quattro paginette.