Pare impossibile che la vita non insegni mai nulla a nessuno, nemmeno quella che viviamo oggi dolorosamente giorno per giorno. Pare impossibile che tante egregie persone (egregie senza ironia) non abbiano ancora inteso che per condurre a buon fine una qualsiasi impresa val meglio un solo mediocre che cento ottimi.

E per fare la grande edizione italiana dei classici greci e latini, non occorrono tante riunioni e tante commissioni. Occorrono due uomini. Un editore di larghi mezzi e di buona volontà: uno studioso non privo di gusto, e non impegolato, neppure un briciolo, del vischio scientifico tedesco.

Eccoti offerto ignudo il mio seno, o ironia filologica! Ma per concludere, dichiaro che se l'editore di larghi mezzi mi proponesse tale edizione, io la esigerei cosí bella e dispendiosa, che la sua buona volontà naufragherebbe forse dinanzi allo spauracchio dei preventivi.


III.
INTERVISTA CON UGO FOSCOLO
SUI POETI CLASSICI
E L'ASINITÀ DEI PEDANTI

Dal Giornale d'Italia del 24 luglio 1917.

Dico la verità. Quando ho visto, nel Giornale d'Italia, tante e tante autorevoli interviste allinearsi come le perle d'una preziosa collana, ho sentito vacillare in me le piú salde e meditate convinzioni. Mi mancava il conforto d'una parola concorde. E poiché mi veniva rivolto pubblico invito a cercare nelle «sfere dell'alta coltura» tanti studiosi che consentissero meco quanti erano quelli che tiravano a palle di fuoco sul mio calloso Scimmione, mi colse un attimo la tentazione di mettermi a tale ricerca.

Un attimo appena. E subito dopo, un dilemma inevitabile mi trattenne fra i suoi corni acutissimi. «O tu invece che alleati trovi nuovi contradittori; e la tua solitudine risulta perfetta e fatale. O ti dànno ragione. E tu, che nello Scimmione hai proverbiata l'Università italiana perché suddita ai metodi alemanni, avrai contribuito a dimostrarla invece italiana, italianissima. E allora sí, ti sarai data la zappa sui piedi».

E allora, mi balenò un'idea — è una cosa che può accadere a tutti: quella d'intervistare qualcuno dei nostri grandi del passato, di quando la germanofilia non era stata ancora inventata.