Io — Quelle che l'amico mio chiama «i fatti di casa del mondo antico».
Foscolo — Fa' conto che sian quelli. Addio.
Io — No, resta un momento. Ed anche allora gli Italiani avevano lo stolto ossequio d'oggi per i filologi d'Alemagna?
Foscolo — Figúrati! Ci fu perfino un tipografo, che, ristampando l'Alcesti seconda dell'Alfieri, «rase dal volumetto le otto pagine di schiarimento ai lettori, perché gli parve indecente un sorriso sulle labbra dell'Alfieri, massimamente contro ai dotti di Lipsia». (II, 229).
Io — Lasciamo anche i tedeschi. Dimmi. Solevano ai tempi tuoi gli eruditi inferocire contro chi, opponendosi alle loro congreghe, esprimesse le proprie idee liberamente?
Foscolo — Se inferocivano? Bada a ciò che intervenne a me. «Quando pubblicai lo scritto intorno alla traduzione dei due primi canti dell'Odissea, preti, rètori, FRATI, cortigiani, ruffiani e mercanti di letteratura, bibliotecarî, vocabolaristi, pedanti. Fiorentini sconosciuti, ciarlatani e impostori insomma, aizzati, ispirati e presieduti da una vecchia Antisibilla, mi vennero addosso, e m'uccidevano quasi, e mi provocavano con gazzette quotidiane per le taverne e i crocchi e i caffè; e le calunnie mi afflissero, e me ne accorai. Di ciò mi vergogno: ma me ne accorai». (II, 201).
Io — Tutto bene. Ma poco mi capacitano quei Fiorentini che si pigliano una scalmana per due libri tradotti dell'Odissea. Vedi che non fossero metèci.
Foscolo — O frati, può essere. T'occorre piú altro?
Io — Anzi la cosa principale. Ti dirò tutto il vero, Poeta. L'amico di cui t'ho parlato, e che ha scritto il libro contro la filologia tedesca e intedescata, sono io medesimo. E me gli eruditi e i filologi d'Italia investono e proverbiano e calunniano come fecero a te quei messeri che tu dici. Ed io ero incerto se dovessi continuar la battaglia o ripiegare dinanzi al numero. Ma ora che tu m'hai parlato cosí, io stimo piú il giudizio tuo che non quello di tutti gli altri presi in fascio. E voglio gagliardamente combattere, parola per parola, senza ripiegar d'un pollice.
Foscolo — Pessimo divisamento mi sembra il tuo, figliuolo. Pensa che tu devi attendere ad altre opere; e gli eruditi e i grammatici altra mèta non sogliono prefiggere alla lor vita che d'accapigliarsi in queste inutilissime gare. Onde tu sarai stanco quando quelli penseranno di non avere pur incominciata la zuffa.