Io — E dovrò dunque tacere, e tollerare in pace che si confondano miseramente le mie idee, e, strappata questa o quella dal suo contesto, e grottescamente camuffata, si trascini dinanzi alla gente per confutarla e vituperarla?
Foscolo — Non dartene pensiero. Fa' come feci io nella evenienza che ti dissi. «Io scrissi la risposta, ma la dignità dell'animo mio risorse, e non mi avvilii a pubblicarla». (II, 201). O ricorri all'altro espediente che escogitai quando ero piú maturo d'anni e di esperienza. «Facevo puntualmente ristampare gli stessi articoli di giornali e gazzette, epigrammi, dissertazioni, censure morali e accuse politiche pubblicate a mio lume dai suddetti letterati miei concittadini e stranieri, e tutti maestri miei. Cosí ristampate senza alterare sillaba loro né aggiungervi sillaba mia, io le lasciava distribuire agli amici miei, a' noti e agl'ignoti; ed io usciva di ogni pensiero di quella faccenda». (IV, 77).
Io — Il conto mi tornerebbe poco. Mali tempi corrono, Poeta, e la carta e la stampa costano un occhio.
Foscolo — Odi allora un sogno ch'io feci quando piú contro me infierivano i pedanti gabbati dalla mia Chioma di Berenice. La rupe di Mènnone, onde io avevo ragionato nelle chiose, m'apparve fra le tenebre, e mi disse: «Poeta, io mi levo sul deserto, sola, immobile, gelida nel basalto negro. Si abbattono su me stormi d'augelli, e non vi annidano: nugoli di germi, e non vi allignano: scrosci di piogge, e non mi corrodono. Le genti additano da lungi la mia aridità e la mia solitudine. Ma come il sole sorge, al suo raggio, al suo fuoco, le mie fibre segrete vibrano come le corde d'una lira, e da tutta la mia sostanza si effonde un'armonia purissima, come da un fiore il profumo. Poeta, la rupe risponde solamente al sole».
NOTE:
[1] V. il mio libro Vigilie Italiche.
[2] Non ignoro, non dispregio, ma neppure accolgo i dettami assiomatici della filosofia che oggi impera in Italia. Ciò valga anche per quanto dico piú oltre delle scienze fisiche, che io non identifico davvero con la scienza filosofica, ma che pregio su ogni altra scienza, e reputo debbano formare la base ineliminabile d'ogni sana filosofia. Anche di questo parlerò piú lungamente altrove.
[3] Vedi il bellissimo articolo di Giulio Cantalamessa: I pregiudizi della critica nelle arti figurative (Nuova Antologia 1915); dove sono poi eccellenti osservazioni sulla indole e sull'attuale super valutazione della critica.
[4] Vedi il mio volume Vigilie Italiche (Breviarî intellettuali, N. 99), e specialmente il capitolo: I sassolini, pubblicato circa venti anni fa, e nel quale si contiene il nucleo fondamentale di Minerva e lo Scimmione.
[5] Cosí scrivevo lo scorso inverno. E mi sembra inutile mutare. La storia, e specie la storia greca, va oggi soggetta a troppo rapide metamorfosi.