[16] Alfred Gercke, Die Entstehung der Aeneis (1913) pag. 7: Das Seziermesser muss von der Hand des philologischen Interpreten zum Zwecke TRANSZENDENTALER Untersuchungen OHNE RÜCKSICHT AUF SENTIMENTALE EMPFINDUNGEN scharf und sicher geführt werden. — Ancora una gemma. Le analisuccie che egli fa dell'andamento dei pensieri dell'Eneide, per trarne le piú illogiche ed arbitrarie conclusioni, le chiama: das Fortschreiten von rein philologischer Betrachtung zu historischer Auffassung, von den Realer zum TRANSZENDENTALEN. — Si dica se si potrebbe usare un gergo piú stoltamente ciarlatanesco. E tutto il libro è di questa forza. Solenne monumento della odierna bestialità filologica tedesca, proporrei fosse tradotto e proposto alla contemplazione dei nostri giovanetti, come gli iloti ubbriachi a quelli di Sparta.

[17] P. Richter, Die Dramaturgie des Aischylus. — Es war kaum möglich den gewaltigen Stoff einseitiger und äusserlicher behandeln — Del resto questo e simili giudizî sono una bazzecola di fronte alla disperata nullaggine di tutto il libro.

[18] Pindar war ein Böoter; der Ausdruck in der konventionellen Sprache ward ihm schwer; die Rede zu gliedern, die Gedankenverbindungen durch die reichen Partikeln der griechischen Sprache klar zu machen, gelang ihm nicht. Die konventionellen Umschreibungen klangen oft ziemlich schlotterig. Auch seine Verse erreichen kaum je den schmeichelnden Wohlklang des Bakchylides; für manche sonst allgemein anerkannte Wohllautsregeln scheint er gar kein Ohr gehabt zu haben. — Griechische Literaturgeschichte, pag. 52. E ce n'è dell'altro, ma mi par che basti. Qualcuna di queste osservazioni è fondata su fatti esistenti: per esempio quello circa l'uso delle particelle. Ma sono peculiarità ben coscienti, dello stile pindarico (intorno a questo si possono vedere gli acutissimi studî del Fraccaroli); e non è che il poeta piú popolare della Grecia non sapesse quello che assai probabilmente sapevano gli scolaretti.

[19] Emilio Teza, introduzione alla sua versione della 1.ª Pitia.

[20] Traduco alla lettera, dal testo pubblicato ed integrato dal Wilamowitz, Berliner Klassikertexte, Heft V, Zweite Hälfte (1907), pag. 32 sg.

[21] Il testo è qui troppo lacunoso, e però abbandono il Wilamowitz.

[22] «Das Erzählen ist seine starke Seite nicht; die direkten Reden charakteristisch abzutönen, hat er wohl nicht angestrebt». Griechische Literatur, pag. 52.

[23] Berliner Klassikertexte, pag. 55: «Da haben wir ein Gegenstück zu dem jonischen Epos, besser zu seiner gesungenen Vorstufe. Das Epos, schon rezitativ, als er herüberkam, hat diese Poesie zurückgedrängt, so dass sie bei den Frauen Zuflucht fand, deren Erzeugnisse uns sehr viel besser behagen als die ausgeleierten (propriamente: spanate: mi sembra che il mio «sganasciate» lo renda assai bene, per quanto non alla lettera) Rhapsoden Werke, die unter die Namen Homer und Hesiod treten».

[24] Ha fatto scuola. Si leggano le seguenti parole di Giuseppe Fraccaroli (Nuova Rivista Storica, Anno I, fasc. III, pag. 523): «Nell'Enciclopedia di Pauly-Wissowa, nell'ultimo fascicolo che è giunto in Italia, sotto la voce Ilias c'è un articolo non ancora finito, che si può credere del Mülder, dal quale si impara, che Omero c'è stato veramente e che fu imitatore d'Archiloco, che però ha fatto un poema sgangherato. La critica tedesca aveva per tutto un secolo cercato di rabberciarglielo, e non v'era riuscita: qual miglior prova che quello era un guazzabuglio? Il suo autore infatti non ha nemmeno saputo trar partito dalla materia che trattava «Che tema pieno di effetto», dice, tra le altre a pag. 1024 «sarebbe stata una riconciliazione tra Achille ed Agamennone! Ma niente di tal fatta c'è nell'Iliade». Oh che bell'effetto, oh che bell'effetto! direbbe Cretinelli». — Sí, è da Cretinelli, caro Fraccaroli. Ma di certo se fai leggere il brano ad un filologo benpensante, ti risponderà che codesta è sostenibilissima opinione, come quella del sangue di porco. Arri là, scienziati! Fino a quando vorrà durare questa sadica passione degli ottusi per i grandi antichi? E saremo esagerati noi che invochiamo il ferro e il fuoco?

[25] Questa guerra ha fatto brillare al mio spirito, sicura come un istinto, la verità che nella religione cattolica risieda l'unica salute, ideale e pratica, delle stirpi latine: e che con l'illanguidire di quella procederebbe inesorabilmente la decadenza di queste.