—Aiuto… carità… protezione—Urlava la megera.

Entrammo colle mani sull'elsa dei nostri squadroni: credevamo di trovare tre indemoniati: quale non fu la nostra meraviglia? Ci vennero incontro tre buoni figliuoli, che cominciarono col chiederci scusa di averci disturbati, narrandoci per filo e per segno tutti i particolari del disgustoso incidente. Provvisti di biglietto d'alloggio, essi si erano presentati al padrone di quella bicocca ed egli aveva negato con mal garbo di ricettarli; gli avevano detto che erano stanchi, che avrebbero anche pagato, ed egli duro come un Tedesco. Allora loro, esasperati, erano entrati per forza in camera ed avevano approfittato del divano ove si erano addormentati.

Il vecchio era uno sfegatato Napoleonista, e giurava che a' tempi della tirannide non si offendeva la pudicizia di una signora, svestendosi innanzi a lei. A tale protesta nessuno potè trattenere le risa: persuademmo i giovani a venir via, si diè due prese d'imbecille al tarpano, e tutti insieme si andò in una vicina casetta, dove bevemmo di nuovo.

Tra un bicchiere e l'altro, sapemmo che i Prussiani avevano fatto fuoco sull'ultimo convoglio di Garibaldini che era partito da Digione, convoglio nel quale tra gli altri si trovava il Piccini: nessuno fu offeso ad eccezione del Macchinista che restò morto sul colpo.

Il giorno dopo, noi partivamo da Chagny, diretti a Chalons sur-Saone, dove si trasferì il quartier generale. L'annunzio della partenza fu salutato da tutti, con gioia inesprimibile. Se io avessi un nemico accanito, lo manderei a domicilio coatto a Chagny, certo che dopo poche ore implorerebbe la pena di morte.

CAPITOLO XXVI.

Prima di terminare il racconto è necessario che io parli della seconda brigata, comandata dal Lobbia, di questa brigata che, quantunque lontana dalle altre e perciò non abbastanza rammentata nelle molte memorie che si son pubblicate sulla campagna di Francia, non si è meno coperta di gloria, nè ha meno faticato delle altre. I dati della relazione che io farò ai miei lettori, mi furono forniti a Chalons da un distintissimo ufficiale di stato maggiore che era al seguito del colonnello Lobbia, e il pubblico avanti di parlare del nostro soggiorno in quella città, poiché avendo fin'ora discorso di guerra e dovendo d'ora in là discorrere di pace, qui mi sembrano nel posto più adatto.

Sul finire del dicembre, erano in Soulieu il colonnello di cavalleria Bossi, il maggiore Farlatti con uno squadrone di Guide e una piccola compagnia di pionieri comandati da Kauffman: questa spedizione aveva per scopo di danneggiare le comunicazioni dei Prussiani, appunto sulle famose linee che dovevano servire all'esercito di Manteuffel per venire a combattere le truppe di Bourbaki.

Oltre ad altri ingegni di guerra, il capitano Kauffman avea con se due furgoni pieni di materia incendiaria e di dinamite, che dovevano servire a una importantissima operazione della quale si faceva un gran segreto; e che consisteva noi far saltare un tunnel della ferrovia di Strasburgo.

Pare che tra Kauffman e Bossi non s'intendessero molto e le operazioni non procedendo, come avrebbero dovuto, Garibaldi richiamò quest'ultimo al quartier generale e diede un tale incarico al colonnello di stato maggiore Lobbia, nominandolo brigadiere e destinandolo al comando della seconda brigata.