Al mattino Materassi andò a fissare per la partenza; noi andammo a vedere i magnifici giardini dell'Acquasola ed ammirammo tutta la poesia di una magnifica giornata; il mare, la terra, il cielo erano ridenti, ridenti come il nostro pensiero, che spaziava in quell'Oceano di luce, in quel verde sterminato delle miriadi di piante che ci circondava, e che traeva da tanta magnificenza di natura nuova forza per tentare l'impresa, e certa speranza di sicura riuscita.

—Stasera alle otto si parte!—Ci disse a pranzo il Materassi.

—Ma come?

—Andremo ad uno ad uno al battello… Io vo per il primo: voi mi seguirete.

Sull'imbrunire ci avviammo al porto; il porto di Genova è senza dubbio il primo d'Italia: il continuo movimento, l'affaccendarsi di migliaia di persone, lo sterminato numero di navi che vi sono ancorate, lo sterminato numero di vapori che s'incrociano arrivando e partendo, disegnando sull'Orizzonte una lunga striscia di fumo, ti rendono certo di essere in uno degli emporii commerciali tra i più accreditati in Europa. A terra hai il lavoro, in mare hai il vapore: le due leve che rialzeranno l'umanità fino all'altezza dei suoi gloriosi destini; l'attività individuale e la scienza!

Se i barcaioli di Livorno ci si erano mostrati usurai e sordidi, quelli di Genova ci sorpresero per il loro galantomismo.

—Lei va in Francia?—Mi domandò quello che guidava la mia barca.

—Sì—Gli risposi.

E lui, zitto come un muro.

—Quanto devi avere?—Gli domandai quando fui giunto alla scala del bastimento.