—Sì… signora.
—Me ne ero accorto al vostro disprezzo per le cose sacre.
Rimasi di sasso; che avessi avuto anche a subirmi una romanzina in tutte le regole? la signora difatti con voce calma, accento di madre, cominciò a dirmi: Voi siete giovane, e son sicura che diventerete un bravo soldato, ma anche voi pur troppo siete affetto dalla malattia che condurrà a perdizione il vostro bel paese. Ma che vi ha fatto quel povero vecchio di Pio IX per entrargli nella sua città a forza di cannonate, per tenerlo prigioniero nel Vaticano?—E perché prender Roma? Non è dessa la città di san Pietro, del Cattolicismo, di tutti coloro che si son dedicati a questa sublime religione che ha per precetto di dimenticare le offese, di amare tutti come noi stessi, di sollevare quelli che soffrono?
Un amico un pochino più scettico di me, presente al colloquio, mi susurrò negli orecchi: Questa non è una donna, è un priore di campagna.
Io invece che non credo a nulla, compresi quello che passava nel cuore della vecchia signora, e piuttosto che attaccare una disputa con una che aveva tutta la poesia della fede, che mi simpatizzava per il modo con cui ne faceva propaganda, mi contentai di dirle che non si andava daccordo.
—Io torno alle mie elemosine—Allora la mi replicò—spero però che resteremo amici!
—Sarò onorato di una tale fortuna.
—Se restate in Lione…
—Io parto stasera!… Ed ecco ci è là il nostro tenente che ci fa cenno di seguirlo.
—A rivederci… A rivedervi colla commenda… e vestito da capitano!