«Ahi sventura, sventura, sventura

Quei celebri cavalli che si attendevano a braccia aperte, che dovevano esser per noi la realizzazione di tanti e sì prolungati desiderii, i celebri cavalli sfumarono come i 140 milioni dell'Onorevole Mezzanotte. Tironi era rimasto a Remoully, dove organizzava uno squadrone di cavalleria per la nugva brigata e noi rimanevamo a piedi… A piedi!.. Oh la desolante parola! Dunque saremo d'ora in là un corpo ibrido, di nuovo genere? Squadrone, speroni, grandi stivali e niente altro. Fortuna che per chi lo vuoi trovare un fucile ci è sempre, e noi fin d'allora proponemmo d'attenerci a questo partito, che fu dipoi attuato a puntino.

CAPITOLO XIII

Il 19 gennaio, sul far del giorno tutte le truppe che erano in Digione presero la campagna: i Carabinieri Genovesi furono mandati d'avanposto, a circa tre chilometri dalla porta Sant'Apollinare, poco distante da una piccola borgata. Essi piazzarono le loro vedette dietro un muricciolo, e poi si buttarono distesi nel campo, come loro era stato ordinato; I Cacciatori di Marsala presero posizione sulla loro destra sempre dietro quel piccolo muro che cingeva quelle coltivazioni: In faccia dietro le case eravi una fitta boscaglia. Il Generale si era portato tra i primi lassù… tutto in fine annunciava per quel giorno un combattimento; ma anche per questa volta la speranza degli animosi doveva esser delusa.

Noi fummo, consegnati al quartier generale e passammo tre o quattro ore di noia, di pena, di continua ansietà; interrompeva solamente la monotonia di quell'angosciosa situazione, l'ordine di portare qualche dispaccio al comando d'artiglieria, alla Marie, a qualche caserma. Non si può immaginare, non che descrivere quale voglia ci prendesse tante volte, di dissigillare quei dispacci, e di giunger così a capir qualche cosa anche noi… in quel momento si sentiva rifluire nelle nostre vene il pretto sangue di quell'Eva che per vera curiosità si giuocò il Paradiso Terrestre. Lo stare inattivi, mentre si presume che i nostri amici agiscano come si conviene, per chi ha un poco di cuore è un vero supplizio di Tantalo: per cui nel cortile dove eravamo, cominciò a farsi un susurro: questo susurro prese delle proporzioni imponenti, in tal modo imponenti che, lasciati due o tre pel servizio, il Ricci ci disse di seguirlo, e tutti contenti prendemmo con lui, il primo viottolo che è fuor della porta, sicuri con ciò di accorciare la via.

Arrivammo difatti in poco più di mezz'ora alle prime linee dei nostri; vedemmo il Generale e Canzio che, ritto in mezzo alla via, osservava tranquillamente col suo canocchiale le mosse del nemico: si distinguevano infatti in lontananza sopra una piccola spianata diversi cavalieri prussiani, (certo uno stato maggiore) e al principiare della foresta ogni tanto abbarbagliava la vista il luccichio di qualche fucile o baionetta: la fanteria prussiana doveva esser ricovrata là entro.

Ci dissero di buttarci, come tutti gli altri, per terra: la cosa era un po' incomoda a causa del fango prodotto dalla neve che si sgelava, ma à la guerre comme à la guerre: quella non era l'ora certo di pretenderla a damerini. Cominciammo poco dopo a sentir fischiar delle palle, i nostri avamposti risposero… poi tutto finì e fu un silenzio lungo, ostinato fino sull'imbrunire: quella gente a cavallo che ci aveva colpito le vista, appena che eravamo arrivati, si era dileguata. Una guida di Ricciotti, il quale con tutta la sua brigata era alla nostra sinistra, si avanzò arditamente per esplorare, e venne ricevuta da una potentissima scarica: la credevamo morta, quando la vedemmo apparire trionfante, avendo perduto soltanto il cappello.

Garibaldi tornò verso la città e noi lo seguimmo: i Genovesi rimasero d'avamposto fino al mattino dipoi.

Quando rientrammo in Digione eravamo in uno stato compassionevole: impiastricciati di fango dalla punta dei capelli a quella degli stivali… eppure le belle donnine ci salutavano e ci sorridevano con grazia: la vezzosa fata che passava le sue giornate dalla tabaccaia ci volle offrire per forza dei sigari scelti, e ci mostrò con fierezza romana, una cappa d'incerato alla manica della quale faceva uno stacco molto sentito la fascia bianca colla croce rossa del soccorso ai feriti. Giunti a casa trovammo sul camminetto una bottiglia di vecchio Borgogna che in quel momento ci apparve più cara di tutte le moine. Oh! non erano sconoscenti i buoni abitanti della Còte d'Or! Le gentilezze di cui ci erano prodighi infondevano nuovo ardore nei nostri petti, e tutti noi anelevamo un combattimento per mostrare che non eravamo indegni della fiducia che in noi riponeasi.

E il combattimento poco poteva tardare: la era questione non di giorni, ma d'ore: se per due volte di seguito avevamo tenuto la difensiva, alla fine attaccheremo noi—si pensava. Garibaldi non è uomo da lasciarsi posar mosche sul naso!—Erano istanti di febbrile ansietà: specialmente la notte; ad ogni rumore ci si alzava dal letto, si correva alla finestra, si tendeva l'orecchio: poi quasi dubitando delle nostre facoltà auricolari, ci s'infilava alla peggio la giubba, si scendeva in strada, si correva alla piazza… tutto silenzio…. tutti dormivano… e allora a rifare i nostri passi, ed a darsi del bambino, del grullo, dell'uomo che s'impressiona per niente, e a giurare di non muoversi più sino a che non venissero le trombe a suonare sotto le finestre di case… sì… bei proponimenti, superbi disegni! Batte una porta, una folata di vento agita gli alberi del giardino, i cavalli della vicina scuderia urtano nella mangiatoia colla testa, o scalpitano sulle pietre del pavimento.. ed eccoci di nuovo in balìa delle nostre fisime..—E se ritornassi fuori?.. Lasciare il calduccino delle lenzuola per andare a scivolare sul diaccio e a battere i denti, mentre vi sono tutte le probabilità che non ci sia nulla di serio!.. Già i Prussiani dì notte non hanno mai attaccato… ma se questa volta attaccassero, se si facesse sul serio?.. Permetterò che i miei compagni si ammazzino, compiano il loro dovere, ed io starò qui, poltrone, a sciogliere un'inno alla beatitudine del dolce far niente?… Oh! no, sarebbe troppo egoismo, confessiamolo pure, troppa vigliaccheria… se non dormo stanotte, dormirò domani, non son mica venuto quassù per stare in panciolle! Bisogna andare…—E via un'altra volta giù in strada e via a correre come un matto, ad arrapinarsi, a ficcare per tutto il naso, che era divenuto un vero pezzo gelato… e allora addio di nuovo belle volontà, addio proponimenti di passar l'intera nottata ad aspettare quelli che non venivano, e dì nuovo nel letto coll'idea fissa di non addormentarsi e invece appisolarsi di subito, destandosi però ad ogni momento, e tendendo l'orecchio, come le esterrefatte madri descritte dal Foscolo.