In oggi chi troverà il sistema di distruggere reggimenti intieri in un colpo avrà lauri, corone, commende ed archi trionfali… i medici condotti, questi poveri figli della scienza che sfidano l'inclemenza delle stagioni, i disagi delle montagne, stentano la vita e maledicano la fecondità delle loro compagne di sventura e di triboli… oh, è pur giusta la giustizia dei re, ma qualche volta può anche sbagliare i suoi calcoli!

Il progresso infrange l'edifizio granitico inalzato dall'oscurantismo e sorretto dalla violenza: il progresso debella ogni ostacolo, apparisca pur formidabile. Quando si fora il Moncenisio e si taglia l'istmo di Suez, potrà l'umanità soffermarsi difaccia alla barriera di un privilegio, più d'ogni altro schifoso, perché tenuto su da baionette tuttora rosseggianti di sangue? Che si coronino adunque d'elleboro, che danzino, come pazzi, sull'orlo della voragine, che si inebrino ai baci comprati delle loro Odalische, che votino allegramente quei calici dove il rosso licore dovrebbe rammentar loro il sangue di popolo, da loro indegnamente versato… il Dies irae ha da giunger per tutti, la scienza ha già segnato nell'aule dei re il Mane, Tekel, Fares, ed incapaci di rinvenire nell'estremo momento il coraggio di Sardanapalo, noi li vedremo ricchi accattoni girellare nel mondo, sfuggiti da tutti come belve feroci, impotenti e rabbiosi!..

Brillava ancora qua e là per il cielo qualche stella, che man mano sbiancandosi andava a svanire nell'infinito come un generoso proposito di una anima debole, e noi eravamo al quartier generale. Passammo lì molte ore senza alcuna novella, quando ci fu detto che anche per quel giorno non eravi alcuna cosa di nuovo; ma che però, stessimo pronti per il domani che nel domani avremmo avuto una grande, una decisiva battaglia. Rossi, Piccini, gli altri nostri amici della Compagnia Genovese, ci confermarono l'esattezza di ciò che si sentiva e tutt'insieme giurammo di pigliare la sera una sbornia solenne, per rassomigliare almeno in qualche cosa a Leonida e ai suoi trecento spartani che, come ognuno sa, banchettarono allegramente prima di farsi incontro alle tremende falangi di Serse, dandosi appuntamento pel dì dopo all'inferno… e nessuno di loro mancò alla propria parola… Beati quei tempi!

Sul mezzogiorno però a tutti i canti della città suonarono le trombe; i soldati furono in fretta e in furia mandati fuori della città… il cannone tuonava: questa volta ci si era davvero.

Tutti si corse come un sol uomo, al palazzo della prefettura: là trovammo il nostro tenente Ricci—Si vuole andare—Gridammo a coro pieno—Andremo, rispose lui, anche senza arme, e poco dopo tutti ci movemmo, senza curarsi nemmeno di avere un fucile.

Passammo dalla Porta sant'Apollinare dove trovammo Bordone con tutti i suoi ufficiali: prendemmo a passo di corsa un viottolo, desiosi di anticipare il momento, che anelavamo da sì gran tempo. Ad ogni minuto il rimbombo dell'artiglieria, rassembrava una voce potente che ci accusasse di essere lontani dal pericolo: i circostanti campi erano ghiacciati: ghiacciati i fossi che fiancheggiavano la via, eppure si sudava, eppure il cuore ci batteva forte forte nel petto e noi avevamo la lingua fuori. Ad ogni colpo un sol grido elevavasi da tutti noi, un sol grido che chiaramente mostrava la nostra animazione, la nostra bramosia, il grido di: Avanti!

A mezzo chilometro dalla città, incominciammo a trovare delle guardie mobili, o appiattate, o che si ritiravano: noi non facemmo loro alcun rimprovero, ma invece con la più buona maniera del mondo, si richiedevano del loro fucile. Molti lo diedero assai volentieri; molti altri, inorridisco a dirlo, ce la venderono: pochi, messi su dall'esempio, ci seguitarono. E intanto pochi passi ci mancavano ancora per arrivare a Fontain; una salita, molto erta, e ci si era; facemmo quella salita di corsa.

Al limitare del paese, due palle attraversarono la via; i più giovani abbassarono istintivamente la testa, noi godemmo per aver raggiunto finalmente la meta. Fontain era desolato: chiuse tutte le case, non un abitante per le due o tre vie che costituiscono questa borgata.

Prendemmo la prima strada che ci si parò innanzi alla vista, ed arrivammo ad una piazzetta, che è proprio sotto alla piccola collina, sulla quale è situata la chiesa. La mitraglia imperversava, al nostro arrivo: i piccoli muri che custodivano i vicini giardini, erano battuti, scalcinati, rovinati addirittura da quest'uragano di nuovo genere: andare in mezzo alla spianata sarebbe stato impossibile; meno male che fu l'affare di pochi secondi!… Addossati a una cancellata di un giardino, lì trovammo Kane, Niklatz è le altre due guide che erano state attaccate al seguito del generale Bossak..

Kane mi trasse dapparte, e mi sussurrò negli orecchi: Si crede morto
Bassak: è da stamani che noi non l'abbiamo veduto….