I gridi, i lazzi, le smorfie, i piccoli gesti di terrore, sotto gli spruzzi d'acqua, si mescolavano alla forte loquacità dei risucchi nei buchi delle rocce a picco.

Navigavamo sotto l'altissima Muraglia di Tiberio. Dopo la Punta Fucile passammo tra lo Scoglio della Ricotta e una spiaggia tutta ingombra di enormi massi crollati giù dall'alto che simulavano una battaglia di colossali testuggini spaventose.

Il mare s'increspa. Moti convulsi delle piccole onde. Punta Capo. La bianchissima villa De Fersen domina il golfo. A sinistra la Punta Campanella.

Mentre passiamo tra lo Scoglio Longa e l'isola di Capri, Castretta si volta all'indietro, ci mostra una lontana barca che cerca di raggiungere le nostre e mormora:

— La signora De Ritten è in quella barca!... Insegue il marito. Evidentemente ne è molto innamorata.

A prua, Pietrachiara e Ladolce, tutti rosei, non sentono, occupati a discorrere sommessamente tra loro. Beccheggiamo lievemente sull'indaco prezioso del mare che si spezza quà e là. Il vento gonfia le gote delle vele lontane. Entriamo rapidamente nel mediterraneo vero, mare sempre più massiccio, duro, volontario, violento, a blocchi turbolenti, sotto altissimi muraglioni a picco. La barca di Truffard è in testa: vi si distingue il profilo di Giacomo Satutto.

Non si sente più il vociare delle barche sparse, variopinte e gesticolanti, nel rumore crescente delle onde che sciacquano e risciacquano le zanne dell'isola con sempre più fragorosi ciaac, ciaac, plumb, pluuumb, sciaaaa, ciaff, gott gott, glu.

— Prima della guerra — dice il nostro barcaiolo — avevamo quarantamila visitatori tedeschi all'anno e quindicimila di altre nazioni. Quella piccola grotta si chiama la Grotta dei Polpi. Le barche vengono sotto a ripararsi dalla pioggia.

Mare a grossi mucchi d'indaco con punte d'argento balzanti. Mare appassionato, pieno di disordini lirici, tutto a sega, a treccie, a vulcanelli. Le barche si raggruppavano a poco a poco, rasentando le rocce per evitare il vento largo che aumentava. Il dèmone goffo e barocco del mal di mare imminente, impose il silenzio ai naviganti allegri.

I marinai raddoppiando il loro sforzo sui remi annunziarono: